La Libertà
del cristiano
è un breve trattato che Lutero scrive e pubblica, in latino e in
tedesco (la prima diretta a un pubblico colto, la seconda, più
sintetica e diretta, rivolta a un pubblico più ampio) nel novembre
del 1520 che, insieme ai due testi Alla
nobiltà cristiana della nazione tedesca1
e
il De
captivitate babylonica ecclesiae2,
rappresenta uno dei tre scritti “programmatici” del monaco di
Wittemberg. È opportuno porre in evidenza che tali scritti
rappresentano la risposta di Lutero alla situazione di conflitto,
ormai insanabile, con la chiesa cattolico romana, che, nel giugno del
1520 (giunta a Wittemberg in ottobre), emette la bolla papale Exsurge
Domine, con la quale, papa Leone X, condanna ufficialmente le
dottrine del monaco agostiniano quali eretiche e, lo esorta, secondo
la prassi, a ritrattare entro sessanta giorni, pena la scomunica.
Nonostante
il momento critico, La
libertà del cristiano viene
stampato insieme a una lettera diretta al papa, scritti entrambi in
tono conciliante e moderato, che sembra rappresentare un ultimo
tentativo di riconciliazione con la chiesa di Roma. Gli studiosi
hanno sottolineato come tale lettera sia, in realtà, il tentativo
del mediatore Karl Von Miltitz, un nobile sassone e chierico, che era
in rapporto sia con il principe elettore di Sassonia, Federico il
Savio, che con la curia romana. Tuttavia, il tono conciliante non
impedisce a Lutero di esprimere la volontà di non ritrattare le
proprie convinzioni e, al contrario, ribadire la difesa della libertà
di interpretare le Scritture da ogni autorità terrena.
Come
suddetto, il tema centrale della Libertà
del cristiano,
come suggerito anche dal titolo stesso, è la libertà così come un
cristiano (non solo il credente fervente) la intende, o, anche, come
teoria della
libertà del cristiano3.
È
interessante, prima di entrare più in dettaglio nell’analisi del
trattato, considerare alcuni modelli di libertà del XVI secolo, dai
quali Lutero intende prendere le distanze, così come rileva Paolo
Ricca nella sua introduzione a tale opera4.
In primo luogo, dalla libertas
ecclesiae, cioè
dalla
libertà della chiesa del tempo dal potere temporale (così come
proposta da Gregorio VII e i suoi successori), declinata e affermata
nella signoria assoluta del papa, non solo sulla chiesa universale ma
anche rispetto a qualsiasi potere civile. Pertanto libertà come
godimento di privilegi (anche tributari e legislativi) a cui, Lutero,
contrappone l’idea di libertà della chiesa quale libera
circolazione della Parola di Dio (della sua predicazione e del suo
libero ascolto nello Spirito da parte del credente), che rappresenta
anche la condizione fondante di chiesa quale spazio di libertà, e
quale possibilità di ogni singola comunità di <<giudicare
ogni dottrina e di chiamare, insediare e destituire i dottori>>5.
In
secondo luogo Lutero prende le distanze dalla libertà politica del
tempo, che non era diritto della persona, ma veniva intesa in senso
corporativo. Lutero si mostra fortemente critico nei confronti di
tale libertà, l’episodio della guerra dei contadini (1525) è
emblematico. I contadini tedeschi, guidati da Thomas Müntzer,
rivendicavano in nome dell’evangelo, la libertà di non esser più
considerati servi della gleba dai signori, Lutero afferma che questo
è assolutamente contrario all’Evangelo, in quanto tratta di una
libertà carnale, che vorrebbe fare del regno spirituale di Cristo un
regno mondano. Per il monaco di Wittemberg questo è impossibile, il
mondo si basa anche sulle disuguaglianze, la libertà cristiana è
soltanto spirituale, interiore, che si può sperimentare soltanto
mediante la fede. Tale libertà spirituale si traduce anche nel
quotidiano come servizio al prossimo, frutto dell’amore di Cristo.
La libertà, quindi, ci libera per gli altri. Al contrario, questa
libertà non ha, per Lutero, alcun punto di contatto con la forza che
muove al riscatto della propria condizione sociale.
Legato
a tale libertà politica vi è anche un ulteriore modello di libertà
dal quale Lutero prende le distanze, quello mistico-apocalittico,
elaborato da Thomas Müntzer
e, utilizzato, quale giustificazione “teologica” che portò, come
suddetto, a quella definita dagli studiosi, “guerra dei contadini”.
Müntzer
ritiene che i contadini siano strumento del giudizio di Dio sugli
“empi” e la libertà che ne origina è prima di tutto politica ma
non di politica umana, bensì di politica di Dio. Come scrive nel suo
scritto, la Confutazione
ben fondata
(1524), <<il popolo sarà libero e Dio solo ne sarà il
Signore>>. Si tratta, pertanto, come la definisce Ernst Bloch,
di instaurare una “democrazia mistica” in cui il popolo sarà
libero poiché governato direttamente da Dio, senza alcun
intermediario. Lutero contesta aspramente che questa rappresenti la
libertà cristiana. In primo luogo perché utilizza il mezzo
sbagliato cioè la violenza armata, che in nessun modo può
giustificare un giusto fine (la giustizia sociale, il diritto), in
secondo luogo, per il riformatore di Wittemberg, la “spada” non
appartiene al popolo ma la magistrato (Rm 13). è, quindi, per
Lutero, inconcepibile l’idea di questa libertà assoluta. Il
governo umano si rende necessario in quanto è Dio stesso che governa
il mondo in tal modo, con la Legge, mediante il potere secolare e con
l’Evangelo per mezzo della Chiesa. È opportuno ricordare che anche
per Lutero il sovrano ingiusto va combattuto, ma non attraverso la
rivolta armata, bensì attraverso la richiesta a Dio, mediante la
preghiera.
Un’altra libertà che, per
Lutero, non è vera libertà cristiana è quella filosofico-teologica
che si esprime nella categoria del libero arbitrio. A tale concetto,
Lutero, oppone quello di servo arbitrio, attraverso il quale vuole
evidenziare, non la capacità e libertà dell’uomo di affrontare le
scelte della vita quotidiana, bensì l’ambito soteriologico. Più
in dettaglio, Lutero afferma che l’uomo, davanti a Dio non è
libero per natura ma deve essere liberato da Dio. É da tale
liberazione che deriva la libertà di coscienza, la quale, a sua
volta, genera la libertà della volontà che, quindi, non origina
dalla natura dell’uomo ma dalla fede e dall’amore di Cristo.
Ritornando
al trattato la libertà
del cristiano, è
possibile osservare una chiara suddivisione in due parti, la prima
(3-18 della versione tedesca) in cui Lutero argomenta riguardo
all’uomo interiore, alla sua libertà spirituale nell’evangelo di
Cristo, la
seconda
(19-29) in cui viene descritto
l’uomo esteriore e la sua libertà declinata nel servizio.
La tesi centrale dell’opera
viene presentata nel preambolo (1-2), nella tipica forma utilizzata
da Lutero, il paradosso, “ Un cristiano è libero signore sopra
ogni cosa, e non è sottoposto a nessuno. Un cristiano è servo
volenteroso in ogni cosa, e sottoposto ad ognuno.” Tale
affermazione che Lutero riprende da Paolo (I Cor 9) vuole indicare
che il cristiano è libero in quanto allo stesso tempo signore e
servo, “alter alterius Christus”, poiché anche Cristo lo è (Gv
13,13; Mc 10,45). Infatti, per Lutero, non è vera libertà senza
servizio, che dona il senso a tale libertà, senza il quale sarebbe,
invece, arbitrio; e non è servizio cristiano quello che non viene
svolto nella libertà. In altri termini, si può affermare che Lutero
pone in essere la distinzione tra due concetti, fides e caritas
(inteso nel senso dell’amore, declinato nel servizio al prossimo),
ritenuti, al contrario, strettamente legati dalla filosofia cristiana
medievale.
Nel II paragrafo Lutero precisa
che tali affermazioni sono entrambe vere se vengono considerate in
riferimento alla duplice natura dell’uomo, la prima si riferisce
alla natura spirituale, interiore, la seconda alla natura corporale,
esteriore.
Come suddetto, nei primi XVIII
paragrafi, Lutero affronta e spiega ciò che significa “natura
spirituale” o “uomo interiore”.
È possibile riassumere le
argomentazioni di Lutero affermando che l’uomo “spirituale” è
l’individuo giustificato, liberato dalla fede, che comprende che
<<nessuna cosa esterna può farlo libero e pio>>, che la
giustizia e le opere sono nulla e che, al contrario, la sua libertà
risiede nella Parola. Come viene affermato nel paragrafo VII, l’unica
opera che rende cristiani è il formare in sé la Parola e Cristo.
L’argomentazione procede
considerando i due momenti fondamentali della salvazione, il primo è
il disperarsi di se stesso, l’imparare a diffidare di sé (VIII),
il secondo è l’affidarsi totalmente a Cristo (IX). Tale
trasformazione avviene mediante la Parola, attraverso <<le due
specie di parole>> in essa contenuta, la legge e le promesse.
Riprendendo il concetto teologico paolino di Legge quale pedagogo,
Lutero afferma che questa ci è stata data, come suddetto, per
condurre l’uomo a diffidare di sé, in quanto i comandamenti
<<insegnano ciò che bisogna fare; ma non danno alcuna forza a
farlo>>.
È dopo tale primo momento che
l’uomo, annichilito, riceve “l’altra Parola”, la promessa
divina di poter adempiere ai comandamenti ed essere liberati
attraverso Cristo, parola personificata e fonte di ogni virtù
cristiana. È affidandosi totalmente alla grazia che l’uomo si può
trovare nella condizione di completa libertà.
Nel paragrafo XII Lutero
radicalizza tale concetto, proponendo l’efficace immagine della
fede come “anello nuziale” attraverso cui, l’anima dell’uomo
si unisce a Cristo, ed è in tale sposalizio che è resa pura e
libera, in quanto gli è imputata una giustizia non sua (iustitia
aliena), quella del suo sposo. Tale libertà è quella di un re e di
un sacerdote (XIV-XV-XVI) in quanto Cristo associa l’uomo alla sua
regalità e al suo sacerdozio.
Nella
seconda parte del trattato, Lutero espone ciò che è la natura
“esteriore”, carnale, quella che nella tesi iniziale rimanda al
servizio, cioè quella parte della natura umana che appartiene al
mondo, che riguarda la caritas,
nel senso di relazione con il prossimo.
È opportuno sottolineare come il
paragrafo XIX si apre con la risposta di Lutero ai critici del suo
tempo che, fraintendendo la dottrina della giustificazione per grazia
mediante la fede, lo accusavano di una forma di antinomismo: <<
“Ah! Se dunque la fede è tutto e basta da sola a rendere pii,
perché sono comandate opere buone? Vogliamo dunque essere gente
dabbene senza far nulla!” No caro uomo, non così! Sarebbe così se
tu fossi tanto un uomo interiore, se tu fossi diventato tutto
spirituale e interiore; ma questo non accadrà che al giorno del
giudizio.>>. Lutero, al contrario, afferma come l’etica
cristiana, declinata nel servizio, origina dalla libertà e dal
libero amore, senza alcun interesse o calcolo, per piacere a Dio,
“sgorgano dalla fede, amore e gioia nel Signore”. Sono i “frutti”
di tale libertà, <<Come Cristo dice: “Un cattivo albero non
porta buoni frutti. Un buon albero non porta cattivi frutti”.>>.
Concludendo, per Lutero “il cristiano è libero per la fede che lo
innalza fino a Dio, ed è servo per l’amore che lo abbassa fino al
prossimo” (Paolo Ricca). Pertanto, l’evangelismo luterano, non è,
come a volte viene affermato, soltanto rivolto all’individuo e alla
propria interiorità, bensì alla comunità cristiana (o, più in
generale, alla comunità umana), visto come il luogo nel quale Cristo
si incarna ancora oggi, nel prossimo, in particolare negli ultimi,
fragili e sofferenti, coloro che necessitano di più del servizio
cristiano.
1Alla
nobiltà cristiana della nazione tedesca, per il miglioramento dello
stato cristiano: tale trattato, scritto e pubblicato nell’agosto
del 1520, rappresenta, in sostanza, un appello alla libertà e alla
responsabilità dei laici (in particolare ai principi e nobili del
Sacro Romano Impero) ad occuparsi della riforma della chiesa, in
nome del sacerdozio universale dei credenti. In tale opera si
denunciano le “tre muraglie” erette dalla chiesa di Roma per
impedirne la riforma, il monopolio papale dell’interpretazione
delle Scritture, la superiorità del papato su qualsiasi potere
temporale e la divisione tra laici e chierici.
2Tale
opera, pubblicata il 6 ottobre del 1520, scritta in latino, si
rivolge ai dotti, e rappresenta la risposta alle critiche del
francescano Augustin Von Alvedt riguardo alla proposta di Lutero
della comunione sotto le due specie. Il trattato critica molto
duramente (anche dal punto di vista del linguaggio) la dottrina dei
sacramenti della chiesa cattolico romana, rea, secondo Lutero, di
tenere prigionieri i sacramenti, così come Babilonia aveva tenuto
prigionieri gli ebrei dell’epoca biblica. È la chiesa ad essere
prigioniera, del Diritto canonico e di una cattiva teologia che
deforma l’evangelo.
3Sergio
Rostagno, 2017. https://www.youtube.com/watch?v=rll1Ot_BRQQ&t=28s.
4M.
Lutero, opere scelte/13, La libertà del cristiano (1520) a cura di
Paolo Ricca, Claudiana, Torino.
5M.
Lutero, Secondo la Scrittura, un’assemblea o comunità
cristiana ha il diritto e la facoltà di giudicare ogni dottrina e
di chiamare, insediare e destituire i Dottori, 1523.
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