lunedì 7 febbraio 2022

Principi di Educazione Cristiana di Ellen Gould White

“ Invece di persone colte, ma deboli di carattere e di salute, le istituzioni scolastiche dovrebbero formare uomini e donne forti nel pensiero e nell’azione, padroni e non schiavi delle circostanze, che possiedono apertura mentale, chiarezza di pensiero e coraggio delle proprie convinzioni.
Una tale educazione rafforza il carattere in modo che la verità e la rettitudine non siano sacrificate al desiderio egoistico o all’ambizione umana. Invece di lasciare che qualche passione dominante diventi una forza distruttrice, ogni movente e ogni desiderio devono essere mossi dall’ubbidienza ai grandi principi della giustizia. Quando la mente si sofferma sulla perfezione del carattere di Dio ne è rinnovata, e lo spirito è ricreato all’immagine divina.”
E.G.W. (Principi di Educazione Cristiana)

sabato 5 febbraio 2022

Signore, voglio appartenere completamente a te!

Affido a te tutti i miei progetti.

Serviti di me oggi, 

vivi in me 

e fa che io agisca sempre secondo la tua volontà.


Tratto da: "La Via Migliore", Ellen Gould White.

mercoledì 12 gennaio 2022

Favettine piccole e sorriso grande. La storia di un piccolo uomo di Dio. Rodolfo Ferraro

 Ho letto questo breve testo (circa 160 pagine) tutto d'un fiato. 

Davvero ben scritto, la narrazione scorre che è un piacere tra le varie "vite" vissute dal protagonista. 

Da contadino e studente "mancato" (ma con serie giustificazioni per questo) a laureato in teologia e pastore della Chiesa Cristiana Avventista del Settimo Giorno. Uomo dotato di grandi doti comunicative con una profonda conoscenza della psiche umana, instancabile realizzatore di video (quelli che un tempo si chiamavano audio visivi) su temi biblici, teologici e storici.

Nelle pagine del racconto l’autore si definisce “illetterato”. Si dimostra, in realtà, capace di rendere la narrazione autobiografica (ma non è solo questo) estremamente interessante, viva, per chiunque si accosti al testo. La scelta accurata delle parole, l’uso di un linguaggio fortemente immaginativo, evocativo, che sa parlare alla mente ma anche al cuore, mi ha permesso non solo di affacciarmi alla sua vita ma anche di “sentire” quella che è stata la sua esperienza. I momenti significativi, tratteggiati con la forza del linguaggio poetico, impreziosiscono questo splendido racconto.

Mi hanno colpito, in particolare, alcuni elementi, perché hanno saputo risuonare con la mia di vita. Diverse vicissitudine che ho anch’io sperimentato: i molti lavori svolti, l’inizio dell’interesse per gli studi teologici (all’esordio attraverso corsi per corrispondenza); l’essere all’inizio della vita contadino e studente “mancato” (certo l’autore ha una ben più importante giustificazione!); il sentire una particolare chiamata da Dio pur sentendosi assolutamente inadeguati (un piccolo uomo di Dio).

Una su tutte: la continua e, a tratti, “disperata”, ricerca di Dio...per poi scoprire che è Dio alla nostra continua e “disperata” ricerca e ciò che tocca a noi è “solo” metterci in ascolto. Come qualcuno ha efficacemente detto “la fede è l'azione di Dio che si apre agli uomini”!

Leggendo questo libro del pastore Ferraro ho davvero provato la gioia, la soddisfazione ma anche le ansie che l’autore ha provato in una vita dedicata a Cristo; una vita non sempre facile ma senza dubbio aperta al miracolo, aperta cioè alla meraviglia, allo stupore.

...Forse un piccolo uomo di Dio, ma grande strumento nelle sue sapienti mani!

Angelo Rotundo

 



 


 

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giovedì 27 febbraio 2020

Dal catechismo di Heidelberg.

Domanda 1: in che consiste la tua unica consolazione in vita e in morte?

R. Nel fatto che col corpo e con l'anima, in vita e in morte, non son più mio, ma appartengo al mio fedel Salvatore Gesù Cristo, il quale col suo prezioso sangue ha pienamente pagato il prezzo di tutti i miei peccati e mi ha redento dal potere del diavolo; e mi preserva così che neppure un capello può cadermi dal capo senza la volontà del Padre mio che è nei cieli, ed anzi ogni cosa deve cooperare alla mia salvezza. Pertanto, per mezzo del suo santo Spirito egli mi assicura anche la vita eterna e mi rende di tutto cuore volenteroso e pronto a viver d'ora innanzi per lui.

lunedì 24 febbraio 2020


La bontà e la giustizia di Dio. 9/2/2020

Testo per la predicazione: Matteo 20,1-16

(1) "Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa, il quale, sul far del giorno, uscì a prendere a giornata degli uomini per lavorare la sua vigna.
(2) Si accordò con i lavoratori per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna.
(3) Uscì di nuovo verso l'ora terza, ne vide altri che se ne stavano sulla piazza disoccupati,
(4) e disse loro: "Andate anche voi nella vigna e vi darò quello che sarà giusto". Ed essi andarono.
(5) Poi, uscito ancora verso la sesta e la nona ora, fece lo stesso.
(6) Uscito verso l'undicesima, ne trovò degli altri in piazza e disse loro: "Perché ve ne state qui tutto il giorno inoperosi?"
(7) Essi gli dissero: "Perché nessuno ci ha presi a giornata". Egli disse loro: "Andate anche voi nella vigna".
(8) Fattosi sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: "Chiama i lavoratori e dà loro la paga, cominciando dagli ultimi fino ai primi".
(9)Allora vennero quelli dell'undicesima ora e ricevettero un denaro ciascuno.
(10) Venuti i primi, pensavano di ricevere di più; ma ebbero anch'essi un denaro per ciascuno.
(11) Perciò, nel riceverlo, mormoravano contro il padrone di casa dicendo:
(12) "Questi ultimi hanno fatto un'ora sola e tu li hai trattati come noi che abbiamo sopportato il peso della giornata e sofferto il caldo".
(13) Ma egli, rispondendo a uno di loro, disse: "Amico, non ti faccio alcun torto; non ti sei accordato con me per un denaro?
(14) Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare a quest'ultimo quanto a te.
(15) Non mi è lecito fare del mio ciò che voglio? O vedi tu di mal occhio che io sia buono?"
(16) Così gli ultimi saranno primi e i primi ultimi".



Care sorelle e cari fratelli, l’evangelista Matteo è l’unico che ci ha trasmesso queste parole di Gesù, che racconta ai suoi discepoli di un padrone della vigna, un po’ atipico, come vedremo, e dei salariati che lui stesso esce a chiamare più volte nel corso della giornata.

Prima di entrare nel vivo di questa narrazione, è bene ricordarci che le parabole, come sostiene un noto teologo valdese, sono facili da capire ma altrettanto facili da fraintendere.
Quando ascoltiamo o leggiamo una parabola, ci sembra tutto chiaro. Ma se ci riflettiamo un po’ ci accorgiamo che è davvero facile interpretare la parabola in altro modo rispetto a quanto ci vuole comunicare.

Perché le parabole ci sembrano così chiare? Perché Gesù in questo tipo di racconto annuncia alcuni aspetti del Regno di Dio utilizzando un linguaggio per immagini. Cioè un linguaggio figurativo, ricco di elementi tangibili tratti dalla vita quotidiana, in cui è facile immedesimarsi.
E allora perché allo stesso tempo è facile fraintenderne il senso? Per lo stesso motivo, perché Gesù usa questo linguaggio figurativo. Occorre, infatti, un po’ scavare dietro queste immagini che “velano” l’annuncio del Regno di Dio. In altre parole, possiamo dire che queste narrazioni contengono delle verità più alte, verità che riguardano Dio. E che necessitano, per non essere fraintese, di ascolto paziente, di meditazione e, certamente, di fede.

Vediamo alcuni di questi fraintendimenti. Un primo può essere il pensare che questa parabola voglia offrire un modello di organizzazione del lavoro. Chiaramente non lo è, nessun sindacato accetterebbe che chi lavora poco percepisca lo stesso salario di chi lavora molto. E, credo, nemmeno noi come lavoratori lo accetteremmo di buon grado. É anche un modello anti-economico, che nessuna azienda potrebbe adottare.

Quindi un primo punto che dobbiamo tenere a mente è che questa è una parabola del Regno di Dio, cioè vuole spiegarci come funzionano alcune cose nel regno dei cieli, non nella nostra società.

Un secondo fraintendimento è quello dovuto ad una sua interpretazione allegorica. Cosa vuol dire? Che per ogni aspetto della parabola è stata trovata una corrispondenza di significato tra il piano figurato e quello reale.
Molti padri della chiesa hanno posto al centro di questa parabola le cinque chiamate, interpretandole come le chiamate di Dio all’umanità, come le cinque tappe della storia della salvezza.
Ecco, allora qual’è il fraintendimento? É il ritenere le chiamate il centro della parabola. In realtà, come vedremo, il centro della parabola sta nel pagamento! Cioè nel come questo padrone della vigna decide di pagare i lavoratori delle diverse ore.

Seguendo questa chiave di lettura, sembra un fraintendimento anche quello dello stesso evangelista Matteo che conclude la parabola (v.16) affermando “Così i primi saranno ultimi e gli ultimi saranno primi”. Cioè la interpreta come un ribaltamento delle posizioni davanti a Dio, primi che diventano ultimi e ultimi che diventano primi.
Perché non sembra essere questo il centro? Perché, in realtà, qui non è presente questo ribaltamento. Se è vero che gli ultimi percepiscono lo stesso salario dei primi, e quindi diventano anche loro primi; non è vero il contrario. I primi non diventano ultimi. Infatti il padrone della vigna, come vediamo al v.2 si accorda con i lavoratori assunti alle sei del mattino per un denaro al giorno, e quello gli da. Oltretutto quanto pattuito era un buon stipendio, rappresentava la norma per una giornata di lavoro.

Quindi, parafrasando Matteo potremmo dire che l’evangelo qui è che “i primi saranno primi e gli ultimi saranno anche loro primi”!

Gesù ci sta delineando un Dio generoso e buono...

E questa bontà di Dio possiamo intuirla già nei primi versetti che ci preparano poi alla sorpresa della retribuzione degli operai. Questo padrone della vigna, come dicevamo atipico, esce ben cinque volte ad assumere operai. E questo comportamento è già un indizio della sua bontà e generosità. Perché? Perché in realtà, a quei tempi, vi era grande disponibilità di manodopera, e gli operai, attendevano nelle piazze delle città l’arrivo dei datori di lavoro che con una sola chiamata potevano assumere tutti i lavoratori necessari al fabbisogno della giornata.
Qui vediamo che non è così. Il padrone della vigna esce alle nove, alle dodici, alle quindici e anche alle diciassette! Queste assunzioni suonano strane, inverosimili, soprattutto le ultime. Infatti alle cinque del pomeriggio, un’ora prima del tramonto, il lavoro cessava.

Ma il Dio che Gesù ci sta rivelando qui è anche giusto. Perché, come abbiamo visto prima, a quelli che ha promesso un denaro, da un denaro, non da di meno. Quindi possiamo dire che la bontà e la giustizia di Dio sono strettamente legate, sono come gli ingredienti necessari alla buona riuscita di un dolce, devono essere ben amalgamati insieme.
Se Dio fosse soltanto giusto, darebbe ai lavoratori che hanno lavorato tutto il giorno il denaro pattuito e, ai lavoratori che hanno lavorato una sola ora, il corrispettivo per quell’ora. Se fosse soltanto buono, forse dividerebbe il denaro a disposizione tra tutti i lavoratori, e forse così i primi riceverebbero un po’ meno…Ecco nella parabola, al verso 4 vediamo un indizio che ci prepara a questa giustizia e bontà di Dio nella retribuzione dei lavoratori; il padrone della vigna dice infatti “andate a lavorare, vi darò ciò che è giusto!”

Eccoci arrivati al momento della retribuzione dei lavoratori. La giornata è finita e il padrone della vigna chiede al fattore di pagare il salario agli operai, iniziando dagli ultimi, che ricevono come compenso, inaspettatamente, un denaro. Cioè quello che, come abbiamo visto, Il padrone della vigna ritiene il giusto! Chiaramente i lavoratori assunti all’alba protestano perché, come ci dice il testo, pensavano di ricevere di più, dato che avevano appena visto il fattore pagare ai lavoratori dell’ultima ora il salario per l’intera giornata. La loro protesta, quindi, non è dovuta ad una ingiustizia nei loro confronti ma alla troppa generosità mostrata dal padrone verso gli ultimi chiamati! Se il padrone avesse dato meno agli ultimi, i primi lavoratori non avrebbero avuto niente da ridire! O se il fattore avesse pagato loro per primi, sarebbero stati soddisfatti. Il testo ci dice che i lavoratori della prima ora ricevendo il salario “mormoravano”. Questo termine lo troviamo solo qui in Matteo, indica proprio un brontolio continuo in risposta ad un attesa mancata...
È però comprensibile la delusione e frustrazione di questi operai, forse anche noi penseremmo, avendo lavorato di più, di meritarci di più! Anche noi spesso “mormoriamo”...contro gli altri, contro Dio….

Vediamo che il padrone della vigna, Dio, risponde in modo duro alle proteste dei lavoratori della prima ora, dice “Amico, non ti faccio alcun torto, ti avevo promesso un denaro e quello ti do!” “Prendi il tuo”, che significa “ Ti ho dato secondo giustizia”, e vai in pace!
E poi aggiunge “Ma se voglio essere generoso e buono con gli ultimi arrivati”, “non posso fare ciò che voglio di quello che è mio?” o forse“Vedi tu di mal occhio che io sia buono?”.
Cioè sei invidioso, ti da fastidio? Oggi qualcuno direbbe che questo padrone della vigna è un “buonista”...

E questo atteggiamento da parte dell’uomo lo vediamo in diversi brani della Scrittura, pensiamo, ad esempio, a Giona, a quanto gli da fastidio la bontà di Dio, a quanto gli pesa che Dio ha cambiato idea e ha deciso di perdonare gli abitanti di Ninive dei pagani! Giona dice “sapevo che tu sei un Dio misericordioso, pietoso, lento all’ira e di gran bontà [...]” (Gion. 4:1). Cioè critica Dio per questa sua bontà!
Oppure pensiamo ai farisei, a quanto dava loro fastidio che Gesù accogliesse i peccatori, gli ultimi di quella società!
O ancora, nella parabola del figliol prodigo” (Lc 15,11), al rancore del fratello maggiore che non tollera che il padre riaccolga a casa l’altro figlio che aveva dilapidato la sua parte di eredità...

Anche nella nostra società, oggi, quante volte vediamo questo modo di pensare: “accogliere gli stranieri?” Danno fastidio, non c’è posto!”
Assumere i lavoratori precari e pagarli il giusto?” “Ma scherziamo, devo guardare solo alle mie tasche”...meglio lasciare il lavoratore nell’incertezza, così è ricattabile...Quanto invece sarebbe giusto e buono dare a ognuno la certezza lavorativa e la giusta retribuzione, garanzia di una vita più serena.

É proprio questo che da più fastidio, un Dio buono, un Dio generoso. Fatichiamo molto ad accettare un Dio che fa sorgere il suo sole sui buoni e sui cattivi...perché è un atteggiamento così lontano dalla giustizia umana...certo qualcuno lo aveva intuito...Isaia (55:8) dice che i pensieri di Dio non sono i nostri pensieri, e le sue vie non sono le nostre vie…
Questo Dio “buono verso tutti” come dice il Salmo 145 che Gesù ci presenta in questa parabola, ci causa sconcerto perché la sua logica di giustizia è molto distante dalla nostra, per molti versi basata sul dare per ricevere...quante volte Gesù ci provoca con la sua “giustizia evangelica”, ci dice “porgi l’altra guancia”...il suo messaggio è così radicale da irritarci.

Ma torniamo al testo, avviandoci alla conclusione. Qual’è il motivo profondo per cui Dio mostra questa sua buona giustizia? Perché al lavoratore dell’undicesima ora offre la stessa paga del lavoratore assunto all’alba?
Perché si preoccupa della condizione di bisogno in cui sta l’uomo! Vediamo al v.6 che il padrone della vigna, uscito alle cinque di pomeriggio, si preoccupa per chi è ancora disoccupato. Chiede “perché ve ne state qui tutto il giorno inoperosi?” che suona quasi come un rimprovero, ma alla risposta da parte degli operai: “Perché nessuno ci ha assunti”, Il padrone della vigna dice “allora andate anche voi a lavorare”, nonostante ormai sia ora di smettere...è un comportamento che non è affatto legato alla necessità di avere altri operai nella vigna. Il padrone sa che quei lavoratori disoccupati hanno fame. Se non lavorano, non mangiano, e non mangiano nemmeno le loro famiglie, che con quel denaro possono campare almeno un altro giorno. Il padrone della vigna, quindi, sta offrendo loro il “salario della sopravvivenza”, per dirla con le parole di Ravasi.
Gesù ci sta dicendo che Dio guarda a questo bisogno, non al merito. Questi operai che lavorano un’ora soltanto non meriterebbero di ricevere la paga intera...ma hanno un bisogno.
La paga è grande perché il bisogno è grande. Ecco come Dio applica la sua giustizia (divina), una giustizia salvifica, sbilanciata dalla parte dell’amore, non dalla parte della legge. Gesù ci vuol dire, quindi, che Dio è insieme giusto e buono ma preferisce la bontà. Una giustizia più grande della giustizia legale, più grande della giustizia sociale! Questa è la giustizia del Regno di Dio...


E questo cosa significa per noi, per questo nostro mondo? Significa senz’altro che ognuno di noi può appellarsi a questa bontà e a questa giustizia di Dio e attendere con fiducia la propria retribuzione per quanto fatto nella nostra vita di credenti, ognuno con le proprie ore lavorate.
Certo affermare questa buona giustizia di Dio in un mondo in cui osserviamo tanta ingiustizia e malvagità non è affatto facile...ma abbiamo l’esempio di Gesù di Nazareth, che ci mostra, con la Croce, come la giustizia e la bontà di Dio abbiano già sconfitto ogni malvagità dell’uomo. Cristo, sulla croce, con le sue braccia aperte, sembra dirci “Vi amo come il sale”. E in Gesù, vero Dio, certo, ma anche vero uomo, possiamo vedere che anche l’uomo può essere buono. Perché Gesù, come ha detto qualcuno, è l’umanità di Dio. O meglio, è come Dio vorrebbe che fosse l’umanità dell’uomo. Che Dio ci aiuti ad essere questa umanità, sale della terra.
Amen.


il cuore della Legge e la legge del Cuore (II parte). 24/2/2020

Testo per la predicazione: Matteo 5,38-48

38 Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente39 ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l'altra; 40 e a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. 41 E se uno ti costringerà a fare un miglio, tu fanne con lui due. 42 Da' a chi ti domanda e a chi desidera da te un prestito non volgere le spalle.
43 Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; 44 ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, 45 perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. 46 Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? 47 E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? 48 Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste.

Care sorelle e cari fratelli, i versetti che abbiamo ascoltato oggi concludono il brano biblico che costituisce il cuore del “discorso della montagna”, che abbiamo iniziato a leggere e commentare la scorsa domenica..
Ricordiamo che Gesù si trova su un monte, e sta insegnando ai suoi discepoli...sta proponendo loro una nuova relazione con Dio, una relazione che non può situarsi nello stesso orizzonte dell’antica alleanza, e per questo al capitolo 5, Gesù prima proclama le beatitudini e poi inizia una serie di prese di distanza dall’interpretazione corrente della legge di Mosè.
Beatitudini che sono il programma gioioso di Gesù per il Regno di Dio: la salvezza dei poveri e degli umili.
Gesù, infatti, ci dice “beati” o meglio, “avanti i poveri di cuore!”, “avanti gli umili!”, “avanti le vittime dell’oppressione sociale”, “avanti le persone miti”, cioè tutte persone che si trovano in una situazione di bisogno, materiale o spirituale che non possono reagire contro l’oppressore ma possono contare solo su Dio.

Ecco, Gesù sale su un monte, ma non va da Dio. È lui che è Dio, è l’Emmanuele, il “Dio con noi” l’unico che può offrirci questa questa nuova possibilità di relazione con Dio, basata su una legge che è, come vederemo, accoglienza dell’amore del Padre e invito a rispecchiare questo amore a ognuno e ognuna.

Come abbiamo visto la scorsa domenica qualcuno ha commentato così questo brano:

Dalla montagna sono rotolate giù sei pietre. Ruvide, inesorabili, puntuali.
Un tonfo secco. Due, tre, sei tonfi nell’acqua stagnante di un legalismo tronfio e compiaciuto.
Si sono levati spruzzi altissimi, che hanno infastidito e inzuppato un numero sterminato di persone.
L’acqua greve dello stagno è stata percorsa da fremiti insoliti, si è increspata, ha preso a ribollire.
La bonaccia è stata spintonata via brutalmente dalla tempesta.
Un vero finimondo. Provocato da sei pietre ruvide.
Si. Quella è la fine di un certo mondo.
É accaduto duemila anni fa.”
(Alessandro Pronzato)

Avete inteso che fu detto agli antichi….ma io vi dico! Ecco queste sono le parole con cui Gesù sconvolge l’ordine costituito...e le ripete per ben sei volte, sei pietre, ruvide, inesorabili, puntuali.
Ricordiamo che con la prima pietra Gesù ci ha indicato come vivere i rapporti all’interno della comunità e della società. Disinnescare la dinamica della rabbia verso il nostro fratello e sorella, prima che sia tardi e si arrivi a troncare le relazioni e rendere l’altro un rinnegato.
Con la seconda pietra, Gesù condanna il considerare la donna come un oggetto, un qualcosa di cui impossessarsi ad ogni costo, cioè a rispettare la libertà dell’altro e dell’altra...
Con la terza pietra Gesù dice un fermo No alla pratica, ai suoi occhi profondamente ingiusta, di mandare via la propria moglie con quell’atto unilaterale del ripudio...l’uomo poteva semplicemente scrivere “da oggi non sei più mia moglie perché hai cucinato male il pasto”...e la donna doveva andarsene, spesso senza nulla...
Con la quarta pietra Gesù ci da una regola molto chiara: tra persone che hanno scelto le beatitudini...non ci possono essere atteggiamenti falsi...e quindi ci dice: “non giurate!” “Basta la vostra parola”.
Perché la nostra parola deve sempre corrispondere a ciò che pensiamo e a quello che abbiamo nel cuore...
Nel testo di oggi vediamo la quinta pietraal v.38 Gesù dice: “avete inteso che fu detto...occhio per occhio e dente per dente.
Ecco, questa legge, che ben conosciamo come “legge del taglione”,a noi fa orrore e suona come sinonimo di ritorsione in senso generale ed effettivamente contiene un principio di vendetta.
Al di là della brutalità del linguaggio con cui è espressa, in realtà al tempo in cui fu istituita, questa norma rappresentava un grande progresso perché prima la vendetta era senza limite...e spietata.
Anzi il limite era rappresentato solo dalla ferocia di chi voleva vendicarsi...Come ci racconta nel libro del Genesi l’episodio di Lamek che si vanta della spirale di violenza che ha inaugurato: “Uccido un uomo per una mia ferita e un ragazzo per un mio livido”(Genesi 4,23-24)…

Allora qual’è il progresso nella “legge del taglione”? L’aver introdotto un limite a questa violenza, cioè la vendetta doveva essere pari all’offesa, per questo: “occhio per occhio, dente per dente”.
La frase che Gesù ha citato è presa dal libro del Deuteronomio, alla fine del capitolo 19 (Dt.19,21) dove è detto: “il tuo occhio non avrà compassione: vita per vita, occhio per occhio, dente per dente, mano per mano, piede per piede”.
É chiaro che queste dure parole non lasciano trasparire alcuna compassione ma ciò che vogliono realmente dire è che bisogna far pagare al colpevole per il danno che ha fatto e non di più...certo neanche di meno...

Ecco Gesù prende le distanze da tutto questo: “ma io vi dico”:...”di non opporvi al malvagio, anzi se uno ti da uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l’altra”…
Per capire bene cosa vuol dirci qui Gesù dobbiamo ricordare che l’unica volta che Gesù ha ricevuto uno schiaffo, si è guardato bene dal porgere l’altra guancia...(Giovanni 18,19).
Alla guardia che lo ha schiaffeggiato Gesù dice: “Se ho sbagliato, dimostrami che ho sbagliato, se non ho sbagliato, allora perché questa violenza?
Cosa significa quindi questa affermazione di Gesù?: non è un invito ad essere passivi quando si riceve del male...ma ad essere buoni fino in fondo!
In che senso? Avere la capacità in quelle circostanze, di disinnescare il male...”disinnesca la rabbia e l’aggressività dell’altro con la tua bontà!”. Il senso profondo è spezzare il circolo del male, della violenza, di disarmare l’altro quando è accecato dalla rabbia…
Continua Gesù: “e a chi ti vuol portare in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello”
Con questa immagine cosa vuol raffigurare Gesù? Una persona prepotente...che ti vuole togliere tutto, anche quello che ti è essenziale per vivere. Potremmo dire oggi “che ti vuol lasciare in mutande”
Ecco questo raffigura il mantello, ciò che è essenziale per ripararsi dal freddo della notte. ...ebbene Gesù ci dice di lasciagli anche il mantello, cioè anche quello che nemmeno il più prepotente potrebbe toglierci, “lui si impaccerà con la tua tunica e il tuo mantello e tu sarai più libero!”

Gesù ci sta indicando di avere e mettere in atto questa piena libertà che consiste nel disinnescare l’aggressività e la rabbia degli altri…
Anche qui, come in molte altre sue parole, Gesù si mostra profondo conoscitore dell’animo umano…

Torniamo al testo, “e se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due!”
Qui Gesù si riferisce alle leggi di occupazione del tempo, cioè alle leggi romane, che imponevano esercizi forzati alle persone, come sarà per Simone di Cirene, obbligato dai soldati romani a portare la croce di Gesù (Mt.27:32; Mc.15:21; Lc. 23:26).
Ecco...“Fanne con lui due”..anche con questa immagine Gesù ci vuol dire: “disarma con il tuo amore l’aggressività e la violenza che ti viene fatta” Perché?
Perché se all’aggressività rispondi con altra aggressività...questa cresce, abbiamo visto la scorsa domenica, ai vv.21-22 cosa capita alimentando il circolo della violenza...si passa prima all’insulto “stupido!” e poi a rinnegare l’altro o l’altra, a tagliare ogni relazione con chi riteniamo ci abbia offeso...e questo è molto grave per Gesù, che ci dice “attenzione! Se rovini le tue relazioni, rinnegando gli altri, stai buttando la tua vita nel fuoco della Genna, cioè l’immondezzaio di Gerusalemme”!

Poi Gesù da una indicazione molto chiara per chi vuole seguirlo come discepolo e discepola...per la comunità cristiana... che per Gesù deve essere realizzazione del regno di Dio:
Da a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle”!
In che senso? Ricordiamo, la comunità di discepoli è per Gesù quella che ha accolto le beatitudini...qui il riferimento è alla prima: Avanti i poveri! Cioè dobbiamo condividere!
Quindi Gesù invita ad avere questa attenzione verso il bisognoso, senza fare calcoli...

Torniamo al testo e leggiamo la sesta e ultima pietra...
Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”…
Qui dobbiamo capire bene cosa ci sta dicendo il testo...Cioè al precetto di amare il prossimo segue quello di odiare il tuo nemico...perché Gesù sta accostando questi opposti?
L’amore per il prossimo è un precetto del Levitico (19:18)...non è un caso che è scritto “amerai il tuo prossimo”...se ci riflettiamo capiamo che qui all’amore viene posto un limite..perché ha dei confini precisi...cioè arriva fino a dove arriva il concetto di “prossimo”….
Ed è così che viene inteso spesso anche oggi...”io amo il mio prossimo”, cioè i miei familiari, la mia cerchia di amici più stretti, se vogliamo allargare un po’, i miei concittadini, la mia Nazione..ma non di più...
Possiamo dire che Gesù è andato oltre anche questo precetto, non ci ha insegnato solo ad amare il prossimo come noi stessi...ma in molte sue parole ci esorta, come nel racconto del buon samaritano (Lc.10-25-37), ad essere il prossimo per gli altri...ci chiede di interrogarci: “di chi sono io il prossimo?”

e odierai il tuo nemico...”
Ecco l’odio del nemico era un concetto ben presente in Israele e veniva spesso giustificato da un punto di vista teologico attraverso il concetto dell’odio di Dio nei confronti del peccato e dei peccatori…
basti pensare, per esempio, al salmo 139:
(21) SIGNORE, non odio forse quelli che ti odiano? E non detesto quelli che insorgono contro di te?
(22) Io li odio di un odio perfetto;
cioè li considero miei nemici...ci sembra strano trovare questo in una preghiera…ma per noi deve suonare come un avvertimento: cioè è proprio di questo odio sorretto dalla religione, che dobbiamo dubitare, quando quest’odio si legittima con una presunta origine divina…
Un noto teologo ha detto “mai si odia con tanto gusto come quando si odia in nome di Dio”...perché ci si sente giustificati, legittimati ad odiare!
Ecco noi dobbiamo imparare a porre attenzione a questi precetti, anche quando ci vengono dalla religione...a volte anche la Scrittura, che certo è Parola di Dio ma è scritta con parole umane, e queste lasciano il loro segno….
Dobbiamo imparare a discernere il Padre di Gesù dal dio delle religioni, delle ideologie, dei nazionalismi,...e per discernere non dobbiamo far altro che metterci in ascolto e prendere molto sul serio le parole che anche oggi Gesù ci rivolge:
Ma io vi dico”….che la nuova relazione che dobbiamo avere con Dio e con i fratelli è “amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano”…
Ecco, la parola usata dall’evangelista per dirci di questo amore, ci descrive proprio un amore disinteressato...non un amore da cui ci si aspetta qualcosa in cambio! La parola che consociamo bene, è agape! Cioè un amore che non dipende dalla risposta dell’altro, un amore che non guarda il merito...ma un amore che risponde, all’interno della comunità cristiana ma anche al di fuori, al bisogno dell’altro e dell’altra!
Ecco il cuore della legge per Gesù, l’agape capace di trasformare il precetto legalistico in legge del Cuore….ecco la luce dell’Evangelo di oggi...
Gesù ci esorta a superare i limiti e i confini dell’amore che non deve essere solo per il nostro più prossimo ma deve includere addirittura anche i nemici!

Quindi, come abbiamo visto, amore e preghiera per tutti, anche per i nemici…cioè per i nostri persecutori...
Perché?
Per essere figli di Dio, ci dice Gesù…
Ecco qui è importante soffermarci sull’uso di questo termine...figlio, nella cultura ebraica del tempo, non significa soltanto colui che è nato da qualcuno ma colui che gli assomiglia nel comportamento!
Quindi il senso profondo di quello che ci sta dicendo Gesù è “fate del vostro amore dono e preghiera per cercare, attraverso il vostro comportamento di essere testimoni di Dio”! Potremmo dire, con le parole di John Wesley: “essere specchio dell’amore di Dio in Cristo, per cercare di far riscoprire all’altro e all’altra, l’immagine di Dio che ognuno ha dentro di se”...certo una immagine corrotta, incompleta...corrotta dalla distanza che creiamo tra noi e Dio con tutte le nostre mancanze...che ci fanno ripiegare su noi stessi...Wesley usa il termine “scardinati” da Dio. Nonostante questo una immagina di Dio in noi è presente e può, una volta riscoperta, spalancarci le porte a una vita nuova, con un senso nuovo nella direzione annunciata qui da Gesù...

Ma torniamo al testo. Gesù, quindi, dopo averci detto come vorrebbe che fosse l’umanità dell’uomo, ci rivela anche qualcosa di Dio…
Leggiamo al v.45: “egli, cioè Dio, fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti”….
Qui Gesù contesta la teologia del tempo...il Dio che ci rivela non è il Dio che premia i buoni e castiga i cattivi...questo è forse il Dio che anche noi a volte vorremmo…
è, invece, un Dio d’amore, di agape...cioè un Dio che dona a tutti il proprio amore, indipendentemente dalla propria condotta..ecco cosa significa che fa sorgere il suo sole sui buoni e sui cattivi...altrimenti Gesù ci avrebbe confermato che Dio fa sorgere il suo sole solo su chi lo merita!O su chi vuole lui!
No! Il suo sole sorge su tutti quelli che hanno bisogno! É proposta di vita per tutti e tutte!
E si, lo sappiamo è la giustizia di Dio ad essere diversa...i suoi pensieri non sono i nostri pensieri e le sue vie non sono le nostre vie…ci dice Isaia.
Come possiamo vedere nella parabola dei lavoratori della vigna...la sua giustizia non è retributiva...non ci darà quanto meritiamo...”hai lavorato molto nella sua Vigna e ti senti primo davanti a Lui? Bene, resti primo! Hai lavorato poco, un’ora sola? Bene lo stesso, Dio ti fa diventare lo stesso primo! Perché Dio guarda al nostro grande bisogno...e se non è agape questo…

Ecco Dio ci ama non per i nostri meriti ma per i nostri bisogni...questo è un ulteriore significato del la legge del Cuore di Gesù…

Avviamoci alla conclusione, Gesù, al v.46 ci dice: “infatti se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani?”
Cerchiamo di capire..i pubblicani erano le persone ritenute trasgressori di tutti i comandamenti, quindi i più lontani da Dio….
E se date il saluto solo ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani”
Quindi Gesù qui cita pubblicani e pagani, le due categorie ritenute più lontane da Dio...e anche loro sono capaci di salutare chi li saluta e di amare chi li ama..
Quindi che c’è di straordinario in questo?
Il testo si conclude con una affermazione che ci spiazza, che ci interroga profondamente...che ci provoca smarrimento: “siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste”.

Qui dobbiamo capire bene...come possiamo noi essere perfetti come Dio? Impossibile! E infatti Gesù non ci sta dicendo questo…
Ormai lo abbiamo capito, alla luce di tutto quello che ci ha voluto insegnare: Gesù ci sta dicendo che essere perfetti significa vivere una vita piena, completa…che per noi può essere solo guardare a Cristo con gli occhi della fede che ci unisce a Lui e alle pietre che ha lanciato nello stagno del legalismo: le pietre del perdono, dell’impegno nelle relazioni, dell’attenzione e della cura della persona amata, della sincerità, della libertà e dell’agape verso tutti.
Ecco le sei pietre, ruvide, inesorabili, puntuali, su cui costruire la nostra legge del Cuore, che è il cuore della legge di Cristo.

Amen





il cuore della Legge e la legge del Cuore. 16/2/2020

Testo per la predicazione: Matteo 5,17-37


17 «Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti; io sono venuto non per abolire ma per portare a compimento. 18 Poiché in verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, neppure un iota o un apice della legge passerà senza che tutto sia adempiuto. 19 Chi dunque avrà violato uno di questi minimi comandamenti e avrà così insegnato agli uomini, sarà chiamato minimo nel regno dei cieli; ma chi li avrà messi in pratica e insegnati sarà chiamato grande nel regno dei cieli. 20 Poiché io vi dico che se la vostra giustizia non supera quella degli scribi e dei farisei, non entrerete affatto nel regno dei cieli.
21 «Voi avete udito che fu detto agli antichi: "Non uccidere: chiunque avrà ucciso sarà sottoposto al tribunale"; 22 ma io vi dico: chiunque si adira contro suo fratello sarà sottoposto al tribunale; e chi avrà detto a suo fratello: "Raca" sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli avrà detto: "Pazzo!" sarà condannato alla geenna del fuoco. 23 Se dunque tu stai per offrire la tua offerta sull'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, 24 lascia lì la tua offerta davanti all'altare, e va' prima a riconciliarti con tuo fratello; poi vieni a offrire la tua offerta. 25 Fa' presto amichevole accordo con il tuo avversario mentre sei ancora per via con lui, affinché il tuo avversario non ti consegni in mano al giudice e il giudice in mano alle guardie, e tu non venga messo in prigione. 26 Io ti dico in verità che di là non uscirai, finché tu non abbia pagato l'ultimo centesimo.
Concupiscenza, ripudio, adulterio
(2S 11:2-3Mr 9:43-48; Ga 5:24) Pr 16:30Mr 10:2-12 (cfr. Mt 19:3-111Co 7:1-16)
27 «Voi avete udito che fu detto: "Non commettere adulterio". 28 Ma io vi dico che chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore. 29 Se dunque il tuo occhio destro ti fa cadere in peccato, cavalo e gettalo via da te; poiché è meglio per te che uno dei tuoi membri perisca, piuttosto che vada nella geenna tutto il tuo corpo. 30 E se la tua mano destra ti fa cadere in peccato, tagliala e gettala via da te; poiché è meglio per te che uno dei tuoi membri perisca, piuttosto che vada nella geenna tutto il tuo corpo.
31 Fu detto: "Chiunque ripudia sua moglie le dia l'atto di ripudio". 32 Ma io vi dico: chiunque manda via sua moglie, salvo che per motivo di fornicazione, la fa diventare adultera e chiunque sposa colei che è mandata via commette adulterio.
33 «Avete anche udito che fu detto agli antichi: "Non giurare il falso; da' al Signore quello che gli hai promesso con giuramento". 34 Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio; 35 né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi; né per Gerusalemme, perché è la città del gran Re. 36 Non giurare neppure per il tuo capo, poiché tu non puoi far diventare un solo capello bianco o nero. 37 Ma il vostro parlare sia: "Sì, sì; no, no"; poiché il di più viene dal maligno.



Care sorelle e cari fratelli, nel brano biblico di oggi, abbiamo ascoltato alcune tra le parole più famose dette da Gesù.
L’evangelista Matteo ce le ha trasmesse raccogliendole in quello che chiamiamo “Sermone sul Monte” o “Discorso della Montagna”.

Qualcuno ha commentato così queste parole di Gesù:

Dalla montagna sono rotolate giù sei pietre. Ruvide, inesorabili, puntuali.
Un tonfo secco. Due, tre, sei tonfi nell’acqua stagnante di un legalismo tronfio e compiaciuto.
Si sono levati spruzzi altissimi, che hanno infastidito e inzuppato un numero sterminato di persone.
L’acqua greve dello stagno è stata percorsa da fremiti insoliti, si è increspata, ha preso a ribollire.
La bonaccia è stata spintonata via brutalmente dalla tempesta.
Un vero finimondo. Provocato da sei pietre ruvide.
Si. Quella è la fine di un certo mondo.
É accaduto duemila anni fa.”
(Alessandro Pronzato)

Prima di vedere cosa sono queste sei pietre, per capire meglio quello che Gesù ci vuol dire, è opportuno fare un piccolo “salto” indietro fino al v.17.
Gesù dice: Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti; io sono venuto non per abolire ma per portare a compimento.”
Questo è il versetto che viene sempre citato in opposizione al fatto che, per noi cristiani, il rapporto con Dio non è basato sull’ubbidienza della Legge ma sull’accoglienza e la pratica del suo amore.
“Ma come, Gesù ha detto che non è venuto ad abolire la legge!”
Ecco per capire questo dobbiamo soffermarci sul contesto: Gesù ha appena annunciato le beatitudini.
Che altro non sono che il programma gioioso per il Regno di Dio: la salvezza dei poveri, degli umili. É il programma della nuova alleanza tra Dio e gli uomini...
Gesù, infatti, ci dice “beati” o, sarebbe meglio tradurre, “avanti i poveri di cuore!”, “avanti gli umili!”, “avanti le vittime dell’oppressione sociale”, “avanti le persone miti”, cioè persone che si trovano in una situazione di bisogno, materiale o spirituale che non possono reagire contro l’oppressore e possono contare solo su Dio.
Ecco, la risposta della società del tempo a questo annuncio è di delusione totale: ci si aspettava che il Messia avrebbe inaugurato il regno d’Israele...un regno di grande ricchezza, di grande potenza, di conquista delle nazioni pagane, i re e i principi e le principesse sarebbero diventati servi del popolo d’Israele…
E invece Gesù quando ci annuncia il programma del Regno ci dice: “avanti i poveri”….
Ecco tutto il contrario, quindi, di quello che ci si aspettava dal messia...e allora di fronte a questa delusione, alla fine delle beatitudini Gesù dice: “No, non crediate che io sia venuto ad abolire la legge e i profeti..
Anzi, nel testo, invece di “abolire” troviamo il verbo “abbattere”, che si usa per una costruzione, un edificio che va demolito…
quindi Gesù dice: “non sono venuto ad abbattere la Legge e i Profeti, cioè l’Antico Testamento…
“ma a dare pieno compimento”…
Cosa significa questo?
Che Gesù, con il suo programma delle beatitudini, non è venuto a demolire la grande speranza messianica del regno di Dio ma a realizzarla, però come dice lui!

“Voi dite che il Regno si otterrà attraverso l’accumulo delle ricchezze, no! attraverso la condivisione;
“Pensate che il Regno si otterrà attraverso il dominio. No! attraverso il servizio.
“Pensate che il Regno sia solo per Israele, No! io vi dico che è per tutte le nazioni…anche per quei pagani che voi tanto disprezzate!

Gesù ci sta dicendo, che, quando una comunità accetta le beatitudini il Regno di Dio si realizza!

E continua, al v.18, assicurando “amen”, “In verità” , “quello che è vero”: fino a che non siano passati il cielo e la terra….cioè tutto, non passerà un solo iota, che è la lettera più piccola dell’alfabeto ebraico, senza che il suo messaggio delle beatitudini si realizzerà…

Certo per noi affermare questo in un mondo dominato dall’ingiustizia e dall’egoismo...non è facile…

Poi Gesù avverte: “Chi trasgredirà uno solo di questi minimi precetti...sarà considerato minimo nel regno dei cieli...cosa vuol dire?
I precetti di cui sta parlando qui Gesù non sono quelli della Legge ma le beatitudini...e perché li chiama minimi?
Perché di fronte all’enormità dei comandamenti e di come sono stati interpretati dalla tradizione rabbinica, questo nuovo patto di Gesù sembra una cosa piccola…
“Chi osserverà le beatitudini e le insegnerà sarà grande nel regno dei cieli”...
Minimo e grande: qui dobbiamo capire bene: questi termini non indicano una gerarchia nel regno dei cieli...è invece una espressione rabbinica che veniva usata per approvare o disapprovare un determinato comportamento. Qui indica, in modo radicale, appartenenza o esclusione dal regno dei cieli!
“chi trasgredirà il programma delle beatitudini non potrà appartenere al regno dei cieli”!
Chi invece lo osserverà e lo insegnerà...cioè, quando insegni, l’altro deve vedere che tu pratichi questi principi..allora sarai considerato grande nel regno dei cieli...cioè accolto!

E al v.20 Gesù aggiunge: se la vostra giustizia, che qui significa fedeltà a Dio”non supererà quella degli scribi, cioè dei teologi del tempo, che stabilivano le norme da osservare e i farisei, cioè i laici che osservavano alla lettera tali norme...ecco, non entrerete nel Regno dei cieli”.

Quindi Gesù sta sottolineando che il Regno di Dio richiede fedeltà di spirito, di cuore...Cioè che viene prima il bene dell’uomo. Ecco il cuore della legge. Per gli scribi e i farisei,invece, veniva sempre prima la lettera, la Legge veniva prima del bene dell’uomo...
Per Gesù dobbiamo fare una scelta…

Ed eccoci alla prima delle sei pietre che Gesù scaglia contro lo stagno del legalismo.
Inizia così a prendere le distanze dalla Legge di Mosè...dicendo: “avete inteso che fu detto agli antichi”…”MA IO VI DICO” e queste parole hanno una potenza travolgente, sconvolgono l’ordine costituito...e Gesù le ripete per ben sei volte, sei pietre, ruvide, inesorabili, puntuali.
Al v.21, Gesù all’orecchio di chi lo ascoltava poteva sembrare quasi offensivo...”come gli antichi? I padri...i venerati padri di Israele”...No! Gesù sembra dire, “queste sono cose antiche, che non ci riguardano”...”lo Spirito fa nuove tutte le cose”…. “ora che avete compreso il cuore della Legge, vi indicherò la legge del Cuore”.
Voi avete udito che fu detto agli antichi: "Non uccidere: chiunque avrà ucciso sarà sottoposto al tribunale", e qui si intende l’omicidio intenzionale, conseguenza estrema del rapporto ostile nei confronti del prossimo. E chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio, massimo grado di giustizia del tempo..
Ma io vi dico.“chiunque si adira contro suo fratello sarà sottoposto al tribunale; e chi avrà detto a suo fratello: “stupido" sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli avrà detto: "Pazzo!" sarà condannato alla geenna del fuoco.”
Cosa significa?
Chi dice al fratello o alla sorella “stupido” cioè, chi non disinnesca la propria rabbia ma anzi la alimenta e arriva all’insulto, “dovrà essere sottoposto al sinedrio”, cioè al massimo organo giuridico della comunità di Israele…
“e chi gli dice pazzo”...ecco qui il termine non va inteso secondo il significato che noi diamo a questa parola, che come insulto ci fa quasi sorridere...ma è qualcosa di più profondo, significa “rinnegato”, cioè “non voglio avere più niente a che fare con te”…
Espressione che si usa quando si chiude ogni rapporto. Ecco chi fa questo, per Gesù sarà destinato al fuoco della geenna, cioè al fuoco dell’immondezzaio di Gerusalemme, come abbiamo visto nella riflessione di Ravasi.

Cosa vuole dirci Gesù, quale insegnamento possiamo trarre da queste parole...Ci sta qui indicando come vivere i rapporti all’interno della comunità, della società.
Qui, dobbiamo capire bene: Gesù, grande conoscitore dell’animo umano, ci sta suggerendo come disinnescare una dinamica che tutti noi ben conosciamo…
Quando ci facciamo dominare dall’ira, dalla rabbia, verso il nostro fratello e sorella, questa si trasforma prima in insulto e poi ci porta a troncare i rapporti, a rendere l’altro un “rinnegato...“fuori, non hai nulla a che vedere con me”…
Parafrasando queste parole di Gesù potremmo dire: chi perdona il fratello e la sorella non sarà sottoposto ad alcun giudizio”
Ecco il tema del perdono è per noi fondamentale, la Scrittura ci sottolinea più volte quanto perdonare vada nella direzione della giustizia di Dio...Gesù sempre nel vangelo di Matteo ci dice: “se voi perdonate agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonate agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe.”
O ancora alla domanda di Pietro: "Signore, quante volte perdonerò mio fratello se pecca contro di me? Fino a sette volte?" Gesù risponde: "Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
Anche l’apostolo Paolo ci fa capire l’importanza del perdono: “Siate benevoli e misericordiosi gli uni verso gli altri, perdonandovi a vicenda come anche Dio vi ha perdonati in Cristo.”

Ma torniamo al testo, al v.23 Gesù ci dà una norma importante, “Se vuoi presentare la tua offerta all’altare ma ti ricordi che tuo fratello, o tua sorella, ha qualcosa contro di te, lascia stare e vai prima a riconciliarti con lui o con lei...e poi torna ad offrire il tuo dono...”
Ecco, ora queste parole ci appaiono più chiare, anche qui si tratta di giuste relazioni con gli altri...ma anche con Dio.
Perché?
Perché qui Gesù ci sta dicendo che per avere un giusto rapporto con Dio è necessario avere un giusto rapporto con il nostro prossimo...prima viene l’amore e poi il culto….culto che deve essere espressione della legge del Cuore…come ha affermato un noto teologo: “un culto che “occulta” l’amore non è cristiano”….
È interessante notare, con il secondo esempio che ci offre il v.25-26, che il primo passo lo deve fare la persona offesa nei confronti dell’offensore...”riconciliati con il tuo avversario!”
Quanto è difficile per noi questo, quanti rapporti rovinati ci portiamo dietro, irrisolti proprio per la nostra incapacità di perdonare…di fare il primo passo...
Questa prima pietra di Gesù parla chiaro: chi si dice discepolo di Cristo è chiamato non solo ad evitare di ferire il fratello ma a guarire il fratello che si sente ferito davanti a lui...

Ora vediamo la seconda pietra: dice Gesù: "Voi avete udito che fu detto: "Non commettere adulterio". Ma io vi dico che chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore.”
Ecco qui dobbiamo capire bene cosa si intende, perché questi versetti sono stati spesso fraintesi e hanno creato molta preoccupazione e turbamento nelle persone…
Non si sta parlando del desiderio sessuale dell’uomo verso la donna, che peraltro fa parte dell’ordinamento creazionale, della natura...ma di qualcosa di molto più profondo:
Gesù condanna il considerare la donna come un oggetto, un qualcosa di cui impossessarsi ad ogni costo, anche a scapito di un altro o di un’altra, se quella persona ha già una relazione d’amore...
Ecco qui potremmo dire che Gesù ci sta esortando a non cedere alla dinamica del desiderio del possesso e del dominio, cioè a rispettare la libertà dell’altro e dell’altra….

Poi Gesù continua indicando, in modo per noi forse un po’ colorito, quelle che si potrebbero chiamare delle possibilità di ravvedimento a questo comportamento:
Vediamo il testo, al v.29 ci dice: “Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo! Cioè se il criterio con cui tu guardi alle situazioni ti è di ostacolo, eliminalo dice Gesù. Meglio così che essere gettati nell’immondezzaio di Gerusalemme…
Qui Gesù ci appare molto radicale, perché qui considera quello che chiameremmo un caso limite, le membra sono viste come strumento di peccato...anche se Gesù sa che il bene e il male risiedono nel cuore dell’uomo…
Isaia chiama quello che qui è indicato come scandalo: “una pietra d’inciampo che ti fa cadere” (Is. 8,14-15).
Capiamo bene: se c’è un comportamento che sai che ti può far cadere, qui raffigurato dalla mano, taglialo, ci dice Gesù, è meglio soffrire per la perdita di questo atteggiamento, di questo modo di comportarsi, perché il rischio è grande, è quello di rovinare la propria esistenza….

Vediamo la terza pietra, che tratta ancora del tema della donna.
Il testo al v.31 ci dice “chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”...ma io vi dico: chiunque manda via sua moglie, salvo che per motivo di fornicazione, la fa diventare adultera e chiunque sposa colei che è mandata via commette adulterio.”
Cerchiamo di capire: cos’è l’atto del ripudio?
Diciamo che era un semplice foglio in cui il marito scriveva “da oggi non sei più mia moglie”...e la donna non poteva fare altro che andarsene, spesso senza nulla...restando in una condizione di povertà, come le vedove e gli orfani...le categorie più deboli della società ai tempi di Gesù…
Quindi Gesù qui si esprime contro quella che ai suoi occhi è una grande ingiustizia! Quest’atto di ripudio, era, infatti, unilaterale, dell’uomo nei confronti della donna, spesso per motivi futili…
La legislazione mosaica, soprattutto in certe sue interpretazioni permetteva il divorzio nel caso in cui il marito avesse trovato “qualcosa di vergognoso nella moglie (Dt. 24,1)”….qualsiasi cosa, anche per un semplice pasto mal cucinato...
Questo punto è importante per Gesù: quando i farisei gli chiedono se è lecito mandar via, per qualunque ragione, la propria moglie (Mt.19) Gesù dice No! È contro questa pratica, ai suoi occhi ingiusta...tranne in un caso, che l’evangelista indica con il termine “porneia”….che può intendere molte cose, infedeltà, impudicizia, ….qui sembra voler dire adulterio ma non nel senso di tradimento . Indica quando una donna se ne va con un altro uomo e quindi il matrimonio non c’è più…

Ed eccoci alla quarta pietra, con cui ci avviamo alla conclusione del brano biblico di oggi.
Qui si parla di giuramento. Gesù da una norma molto chiara per la sua comunità: tra persone che hanno scelto le beatitudini...non ci possono essere atteggiamenti falsi...e quindi ci dice: “non giurate affatto”!
Perché ci dice questo Gesù? Il senso profondo qui è che il giuramento implica una mancanza di fiducia, “perché devo giurare? Non basta la mia parola?”
Devo giurare quando qualcuno non si fida di me...ecco questo nella comunità cristiana non è accettabile per Gesù!

Cioè, “quello che dici dovrà sempre essere quello che pensi”...la bocca deve proferire quello che c’è nel cuore.
Potremmo dire, usando altre formule: “Il tuo linguaggio sia talmente sincero da non aver bisogno di giuramento”.
Ecco, pensiamo a quanto sarebbero più facili i rapporti tra noi se questo principio di Gesù venisse applicato… “ho detto questo ma intendevo...no!” Gesù è anche qui molto chiaro e radicale: Il vostro parlare sia si, si e no, no! Il di più viene dal maligno...perché? Perché il maligno è il padre della menzogna…

Queste parole di Gesù così radicali, come spesso è il suo Evangelo, queste pietre così pesanti, rappresentate da questi “ma io vi dico” hanno una forza dirompente, strappano le bende dell’ipocrisia e scoprono le piaghe della nostra società, fanno cadere maschere e mostrano volti spesso disgustosi…
Hanno avuto ed hanno la capacità di spazzare via precetti di un grigio legalismo e aprire la strada alla libertà evangelica dei discepoli e dei figli di Dio.

Certo anche noi spesso abbiamo cercato di disinnescare la forza delle parole di Gesù, abbiamo cercato di ammorbidire la durezza di queste pietre…
é la nostra fragilità di esseri umani.
Per questo possiamo e dobbiamo solo guardare a Cristo, che non è solo l’uomo che ha predicato il sermone sul monte, è anche quello che lo ha vissuto fino in fondo, l’unico capace, fino alle estreme conseguenze della croce.
Lutero dice che Gesù lo ha fatto non per evitarci di ubbidire ma per aiutarci a farlo, infondendo in noi le energie per la vita nuova…vita che in Cristo può e deve essere caratterizzata dal prendere sul serio quel “ma io vi dico”, cuore della Legge e legge del Cuore.
Amen