lunedì 24 febbraio 2020


La bontà e la giustizia di Dio. 9/2/2020

Testo per la predicazione: Matteo 20,1-16

(1) "Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa, il quale, sul far del giorno, uscì a prendere a giornata degli uomini per lavorare la sua vigna.
(2) Si accordò con i lavoratori per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna.
(3) Uscì di nuovo verso l'ora terza, ne vide altri che se ne stavano sulla piazza disoccupati,
(4) e disse loro: "Andate anche voi nella vigna e vi darò quello che sarà giusto". Ed essi andarono.
(5) Poi, uscito ancora verso la sesta e la nona ora, fece lo stesso.
(6) Uscito verso l'undicesima, ne trovò degli altri in piazza e disse loro: "Perché ve ne state qui tutto il giorno inoperosi?"
(7) Essi gli dissero: "Perché nessuno ci ha presi a giornata". Egli disse loro: "Andate anche voi nella vigna".
(8) Fattosi sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: "Chiama i lavoratori e dà loro la paga, cominciando dagli ultimi fino ai primi".
(9)Allora vennero quelli dell'undicesima ora e ricevettero un denaro ciascuno.
(10) Venuti i primi, pensavano di ricevere di più; ma ebbero anch'essi un denaro per ciascuno.
(11) Perciò, nel riceverlo, mormoravano contro il padrone di casa dicendo:
(12) "Questi ultimi hanno fatto un'ora sola e tu li hai trattati come noi che abbiamo sopportato il peso della giornata e sofferto il caldo".
(13) Ma egli, rispondendo a uno di loro, disse: "Amico, non ti faccio alcun torto; non ti sei accordato con me per un denaro?
(14) Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare a quest'ultimo quanto a te.
(15) Non mi è lecito fare del mio ciò che voglio? O vedi tu di mal occhio che io sia buono?"
(16) Così gli ultimi saranno primi e i primi ultimi".



Care sorelle e cari fratelli, l’evangelista Matteo è l’unico che ci ha trasmesso queste parole di Gesù, che racconta ai suoi discepoli di un padrone della vigna, un po’ atipico, come vedremo, e dei salariati che lui stesso esce a chiamare più volte nel corso della giornata.

Prima di entrare nel vivo di questa narrazione, è bene ricordarci che le parabole, come sostiene un noto teologo valdese, sono facili da capire ma altrettanto facili da fraintendere.
Quando ascoltiamo o leggiamo una parabola, ci sembra tutto chiaro. Ma se ci riflettiamo un po’ ci accorgiamo che è davvero facile interpretare la parabola in altro modo rispetto a quanto ci vuole comunicare.

Perché le parabole ci sembrano così chiare? Perché Gesù in questo tipo di racconto annuncia alcuni aspetti del Regno di Dio utilizzando un linguaggio per immagini. Cioè un linguaggio figurativo, ricco di elementi tangibili tratti dalla vita quotidiana, in cui è facile immedesimarsi.
E allora perché allo stesso tempo è facile fraintenderne il senso? Per lo stesso motivo, perché Gesù usa questo linguaggio figurativo. Occorre, infatti, un po’ scavare dietro queste immagini che “velano” l’annuncio del Regno di Dio. In altre parole, possiamo dire che queste narrazioni contengono delle verità più alte, verità che riguardano Dio. E che necessitano, per non essere fraintese, di ascolto paziente, di meditazione e, certamente, di fede.

Vediamo alcuni di questi fraintendimenti. Un primo può essere il pensare che questa parabola voglia offrire un modello di organizzazione del lavoro. Chiaramente non lo è, nessun sindacato accetterebbe che chi lavora poco percepisca lo stesso salario di chi lavora molto. E, credo, nemmeno noi come lavoratori lo accetteremmo di buon grado. É anche un modello anti-economico, che nessuna azienda potrebbe adottare.

Quindi un primo punto che dobbiamo tenere a mente è che questa è una parabola del Regno di Dio, cioè vuole spiegarci come funzionano alcune cose nel regno dei cieli, non nella nostra società.

Un secondo fraintendimento è quello dovuto ad una sua interpretazione allegorica. Cosa vuol dire? Che per ogni aspetto della parabola è stata trovata una corrispondenza di significato tra il piano figurato e quello reale.
Molti padri della chiesa hanno posto al centro di questa parabola le cinque chiamate, interpretandole come le chiamate di Dio all’umanità, come le cinque tappe della storia della salvezza.
Ecco, allora qual’è il fraintendimento? É il ritenere le chiamate il centro della parabola. In realtà, come vedremo, il centro della parabola sta nel pagamento! Cioè nel come questo padrone della vigna decide di pagare i lavoratori delle diverse ore.

Seguendo questa chiave di lettura, sembra un fraintendimento anche quello dello stesso evangelista Matteo che conclude la parabola (v.16) affermando “Così i primi saranno ultimi e gli ultimi saranno primi”. Cioè la interpreta come un ribaltamento delle posizioni davanti a Dio, primi che diventano ultimi e ultimi che diventano primi.
Perché non sembra essere questo il centro? Perché, in realtà, qui non è presente questo ribaltamento. Se è vero che gli ultimi percepiscono lo stesso salario dei primi, e quindi diventano anche loro primi; non è vero il contrario. I primi non diventano ultimi. Infatti il padrone della vigna, come vediamo al v.2 si accorda con i lavoratori assunti alle sei del mattino per un denaro al giorno, e quello gli da. Oltretutto quanto pattuito era un buon stipendio, rappresentava la norma per una giornata di lavoro.

Quindi, parafrasando Matteo potremmo dire che l’evangelo qui è che “i primi saranno primi e gli ultimi saranno anche loro primi”!

Gesù ci sta delineando un Dio generoso e buono...

E questa bontà di Dio possiamo intuirla già nei primi versetti che ci preparano poi alla sorpresa della retribuzione degli operai. Questo padrone della vigna, come dicevamo atipico, esce ben cinque volte ad assumere operai. E questo comportamento è già un indizio della sua bontà e generosità. Perché? Perché in realtà, a quei tempi, vi era grande disponibilità di manodopera, e gli operai, attendevano nelle piazze delle città l’arrivo dei datori di lavoro che con una sola chiamata potevano assumere tutti i lavoratori necessari al fabbisogno della giornata.
Qui vediamo che non è così. Il padrone della vigna esce alle nove, alle dodici, alle quindici e anche alle diciassette! Queste assunzioni suonano strane, inverosimili, soprattutto le ultime. Infatti alle cinque del pomeriggio, un’ora prima del tramonto, il lavoro cessava.

Ma il Dio che Gesù ci sta rivelando qui è anche giusto. Perché, come abbiamo visto prima, a quelli che ha promesso un denaro, da un denaro, non da di meno. Quindi possiamo dire che la bontà e la giustizia di Dio sono strettamente legate, sono come gli ingredienti necessari alla buona riuscita di un dolce, devono essere ben amalgamati insieme.
Se Dio fosse soltanto giusto, darebbe ai lavoratori che hanno lavorato tutto il giorno il denaro pattuito e, ai lavoratori che hanno lavorato una sola ora, il corrispettivo per quell’ora. Se fosse soltanto buono, forse dividerebbe il denaro a disposizione tra tutti i lavoratori, e forse così i primi riceverebbero un po’ meno…Ecco nella parabola, al verso 4 vediamo un indizio che ci prepara a questa giustizia e bontà di Dio nella retribuzione dei lavoratori; il padrone della vigna dice infatti “andate a lavorare, vi darò ciò che è giusto!”

Eccoci arrivati al momento della retribuzione dei lavoratori. La giornata è finita e il padrone della vigna chiede al fattore di pagare il salario agli operai, iniziando dagli ultimi, che ricevono come compenso, inaspettatamente, un denaro. Cioè quello che, come abbiamo visto, Il padrone della vigna ritiene il giusto! Chiaramente i lavoratori assunti all’alba protestano perché, come ci dice il testo, pensavano di ricevere di più, dato che avevano appena visto il fattore pagare ai lavoratori dell’ultima ora il salario per l’intera giornata. La loro protesta, quindi, non è dovuta ad una ingiustizia nei loro confronti ma alla troppa generosità mostrata dal padrone verso gli ultimi chiamati! Se il padrone avesse dato meno agli ultimi, i primi lavoratori non avrebbero avuto niente da ridire! O se il fattore avesse pagato loro per primi, sarebbero stati soddisfatti. Il testo ci dice che i lavoratori della prima ora ricevendo il salario “mormoravano”. Questo termine lo troviamo solo qui in Matteo, indica proprio un brontolio continuo in risposta ad un attesa mancata...
È però comprensibile la delusione e frustrazione di questi operai, forse anche noi penseremmo, avendo lavorato di più, di meritarci di più! Anche noi spesso “mormoriamo”...contro gli altri, contro Dio….

Vediamo che il padrone della vigna, Dio, risponde in modo duro alle proteste dei lavoratori della prima ora, dice “Amico, non ti faccio alcun torto, ti avevo promesso un denaro e quello ti do!” “Prendi il tuo”, che significa “ Ti ho dato secondo giustizia”, e vai in pace!
E poi aggiunge “Ma se voglio essere generoso e buono con gli ultimi arrivati”, “non posso fare ciò che voglio di quello che è mio?” o forse“Vedi tu di mal occhio che io sia buono?”.
Cioè sei invidioso, ti da fastidio? Oggi qualcuno direbbe che questo padrone della vigna è un “buonista”...

E questo atteggiamento da parte dell’uomo lo vediamo in diversi brani della Scrittura, pensiamo, ad esempio, a Giona, a quanto gli da fastidio la bontà di Dio, a quanto gli pesa che Dio ha cambiato idea e ha deciso di perdonare gli abitanti di Ninive dei pagani! Giona dice “sapevo che tu sei un Dio misericordioso, pietoso, lento all’ira e di gran bontà [...]” (Gion. 4:1). Cioè critica Dio per questa sua bontà!
Oppure pensiamo ai farisei, a quanto dava loro fastidio che Gesù accogliesse i peccatori, gli ultimi di quella società!
O ancora, nella parabola del figliol prodigo” (Lc 15,11), al rancore del fratello maggiore che non tollera che il padre riaccolga a casa l’altro figlio che aveva dilapidato la sua parte di eredità...

Anche nella nostra società, oggi, quante volte vediamo questo modo di pensare: “accogliere gli stranieri?” Danno fastidio, non c’è posto!”
Assumere i lavoratori precari e pagarli il giusto?” “Ma scherziamo, devo guardare solo alle mie tasche”...meglio lasciare il lavoratore nell’incertezza, così è ricattabile...Quanto invece sarebbe giusto e buono dare a ognuno la certezza lavorativa e la giusta retribuzione, garanzia di una vita più serena.

É proprio questo che da più fastidio, un Dio buono, un Dio generoso. Fatichiamo molto ad accettare un Dio che fa sorgere il suo sole sui buoni e sui cattivi...perché è un atteggiamento così lontano dalla giustizia umana...certo qualcuno lo aveva intuito...Isaia (55:8) dice che i pensieri di Dio non sono i nostri pensieri, e le sue vie non sono le nostre vie…
Questo Dio “buono verso tutti” come dice il Salmo 145 che Gesù ci presenta in questa parabola, ci causa sconcerto perché la sua logica di giustizia è molto distante dalla nostra, per molti versi basata sul dare per ricevere...quante volte Gesù ci provoca con la sua “giustizia evangelica”, ci dice “porgi l’altra guancia”...il suo messaggio è così radicale da irritarci.

Ma torniamo al testo, avviandoci alla conclusione. Qual’è il motivo profondo per cui Dio mostra questa sua buona giustizia? Perché al lavoratore dell’undicesima ora offre la stessa paga del lavoratore assunto all’alba?
Perché si preoccupa della condizione di bisogno in cui sta l’uomo! Vediamo al v.6 che il padrone della vigna, uscito alle cinque di pomeriggio, si preoccupa per chi è ancora disoccupato. Chiede “perché ve ne state qui tutto il giorno inoperosi?” che suona quasi come un rimprovero, ma alla risposta da parte degli operai: “Perché nessuno ci ha assunti”, Il padrone della vigna dice “allora andate anche voi a lavorare”, nonostante ormai sia ora di smettere...è un comportamento che non è affatto legato alla necessità di avere altri operai nella vigna. Il padrone sa che quei lavoratori disoccupati hanno fame. Se non lavorano, non mangiano, e non mangiano nemmeno le loro famiglie, che con quel denaro possono campare almeno un altro giorno. Il padrone della vigna, quindi, sta offrendo loro il “salario della sopravvivenza”, per dirla con le parole di Ravasi.
Gesù ci sta dicendo che Dio guarda a questo bisogno, non al merito. Questi operai che lavorano un’ora soltanto non meriterebbero di ricevere la paga intera...ma hanno un bisogno.
La paga è grande perché il bisogno è grande. Ecco come Dio applica la sua giustizia (divina), una giustizia salvifica, sbilanciata dalla parte dell’amore, non dalla parte della legge. Gesù ci vuol dire, quindi, che Dio è insieme giusto e buono ma preferisce la bontà. Una giustizia più grande della giustizia legale, più grande della giustizia sociale! Questa è la giustizia del Regno di Dio...


E questo cosa significa per noi, per questo nostro mondo? Significa senz’altro che ognuno di noi può appellarsi a questa bontà e a questa giustizia di Dio e attendere con fiducia la propria retribuzione per quanto fatto nella nostra vita di credenti, ognuno con le proprie ore lavorate.
Certo affermare questa buona giustizia di Dio in un mondo in cui osserviamo tanta ingiustizia e malvagità non è affatto facile...ma abbiamo l’esempio di Gesù di Nazareth, che ci mostra, con la Croce, come la giustizia e la bontà di Dio abbiano già sconfitto ogni malvagità dell’uomo. Cristo, sulla croce, con le sue braccia aperte, sembra dirci “Vi amo come il sale”. E in Gesù, vero Dio, certo, ma anche vero uomo, possiamo vedere che anche l’uomo può essere buono. Perché Gesù, come ha detto qualcuno, è l’umanità di Dio. O meglio, è come Dio vorrebbe che fosse l’umanità dell’uomo. Che Dio ci aiuti ad essere questa umanità, sale della terra.
Amen.

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