Dal catechismo di Heidelberg.
Domanda 1: in che consiste la tua unica consolazione in vita e in morte?
R. Nel fatto che col corpo e con l'anima, in vita e in morte, non son più mio, ma appartengo al mio fedel Salvatore Gesù Cristo, il quale col suo prezioso sangue ha pienamente pagato il prezzo di tutti i miei peccati e mi ha redento dal potere del diavolo; e mi preserva così che neppure un capello può cadermi dal capo senza la volontà del Padre mio che è nei cieli, ed anzi ogni cosa deve cooperare alla mia salvezza. Pertanto, per mezzo del suo santo Spirito egli mi assicura anche la vita eterna e mi rende di tutto cuore volenteroso e pronto a viver d'ora innanzi per lui.
giovedì 27 febbraio 2020
lunedì 24 febbraio 2020
La bontà e la giustizia di Dio. 9/2/2020
Testo per la predicazione: Matteo 20,1-16
(1)
"Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa, il quale,
sul far del giorno, uscì a prendere a giornata degli uomini per
lavorare la sua vigna.
(2)
Si accordò con i lavoratori per un denaro al giorno e li mandò
nella sua vigna.
(3)
Uscì di nuovo verso l'ora terza, ne vide altri che se ne stavano
sulla piazza disoccupati,
(4)
e disse loro: "Andate anche voi nella vigna e vi darò quello
che sarà giusto". Ed essi andarono.
(5)
Poi, uscito ancora verso la sesta e la nona ora, fece lo stesso.
(6)
Uscito verso l'undicesima, ne trovò degli altri in piazza e disse
loro: "Perché ve ne state qui tutto il giorno inoperosi?"
(7)
Essi gli dissero: "Perché nessuno ci ha presi a giornata".
Egli disse loro: "Andate anche voi nella vigna".
(8)
Fattosi sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: "Chiama
i lavoratori e dà loro la paga, cominciando dagli ultimi fino ai
primi".
(9)Allora
vennero quelli dell'undicesima ora e ricevettero un denaro ciascuno.
(10)
Venuti i primi, pensavano di ricevere di più; ma ebbero anch'essi un
denaro per ciascuno.
(11)
Perciò, nel riceverlo, mormoravano contro il padrone di casa
dicendo:
(12)
"Questi ultimi hanno fatto un'ora sola e tu li hai trattati come
noi che abbiamo sopportato il peso della giornata e sofferto il
caldo".
(13)
Ma egli, rispondendo a uno di loro, disse: "Amico, non ti faccio
alcun torto; non ti sei accordato con me per un denaro?
(14)
Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare a quest'ultimo quanto a
te.
(15)
Non mi è lecito fare del mio ciò che voglio? O vedi tu di mal
occhio che io sia buono?"
(16)
Così gli ultimi saranno primi e i primi ultimi".
Care
sorelle e cari fratelli, l’evangelista Matteo è l’unico che ci
ha trasmesso queste parole di Gesù, che racconta ai suoi discepoli
di un padrone della vigna, un po’ atipico, come vedremo, e dei
salariati che lui stesso esce a chiamare più volte nel corso della
giornata.
Prima
di entrare nel vivo di questa narrazione, è bene ricordarci che le
parabole, come sostiene un noto teologo valdese, sono facili da
capire ma altrettanto facili da fraintendere.
Quando
ascoltiamo o leggiamo una parabola, ci sembra tutto chiaro. Ma se ci
riflettiamo un po’ ci accorgiamo che è davvero facile interpretare
la parabola in altro modo rispetto a quanto ci vuole comunicare.
Perché
le parabole ci sembrano così chiare? Perché Gesù in questo tipo di
racconto annuncia alcuni aspetti del Regno di Dio utilizzando un
linguaggio per immagini. Cioè un linguaggio figurativo, ricco di
elementi tangibili tratti dalla vita quotidiana, in cui è facile
immedesimarsi.
E
allora perché allo stesso tempo è facile fraintenderne il senso?
Per lo stesso motivo, perché Gesù usa questo linguaggio figurativo.
Occorre, infatti, un po’ scavare dietro queste immagini che
“velano” l’annuncio del Regno di Dio. In altre parole, possiamo
dire che queste narrazioni contengono delle verità più alte, verità
che riguardano Dio. E che necessitano, per non essere fraintese, di
ascolto paziente, di meditazione e, certamente, di fede.
Vediamo
alcuni di questi fraintendimenti. Un primo può essere il pensare che
questa parabola voglia offrire un modello di organizzazione del
lavoro. Chiaramente non lo è, nessun sindacato accetterebbe che chi
lavora poco percepisca lo stesso salario di chi lavora molto. E,
credo, nemmeno noi come lavoratori lo accetteremmo di buon grado. É
anche un modello anti-economico, che nessuna azienda potrebbe
adottare.
Quindi
un primo punto che dobbiamo tenere a mente è che questa è una
parabola del Regno di Dio, cioè vuole spiegarci come funzionano
alcune cose nel regno dei cieli, non nella nostra società.
Un
secondo fraintendimento è quello dovuto ad una sua interpretazione
allegorica. Cosa vuol dire? Che per ogni aspetto della parabola è
stata trovata una corrispondenza di significato tra il piano figurato
e quello reale.
Molti
padri della chiesa hanno posto al centro di questa parabola le cinque
chiamate, interpretandole come le chiamate di Dio all’umanità,
come le cinque tappe della storia della salvezza.
Ecco,
allora qual’è il fraintendimento? É il ritenere le chiamate il
centro della parabola. In
realtà, come vedremo, il centro della parabola sta nel pagamento!
Cioè
nel come questo padrone della vigna decide di pagare i lavoratori
delle diverse ore.
Seguendo
questa chiave di lettura, sembra un fraintendimento anche quello
dello stesso evangelista Matteo che conclude la parabola (v.16)
affermando “Così i primi saranno ultimi e gli ultimi saranno
primi”. Cioè la interpreta come un ribaltamento delle posizioni
davanti a Dio, primi che diventano ultimi e ultimi che diventano
primi.
Perché
non sembra essere questo il centro? Perché, in realtà, qui non è
presente questo ribaltamento. Se è vero che gli ultimi percepiscono
lo stesso salario dei primi, e quindi diventano anche loro primi; non
è vero il contrario. I primi non
diventano ultimi. Infatti il padrone della vigna, come vediamo al v.2
si accorda con i lavoratori assunti alle sei del mattino per un
denaro al giorno, e quello gli da. Oltretutto quanto pattuito era un
buon stipendio, rappresentava la norma per una giornata di lavoro.
Quindi,
parafrasando Matteo potremmo dire che l’evangelo qui è che “i
primi saranno primi e gli ultimi saranno anche loro primi”!
E
questa bontà di Dio possiamo intuirla già nei primi versetti che ci
preparano poi alla sorpresa della retribuzione degli operai. Questo
padrone della vigna, come dicevamo atipico, esce ben cinque volte ad
assumere operai. E questo comportamento è già un indizio della sua
bontà e generosità. Perché? Perché in realtà, a quei tempi, vi
era grande disponibilità di manodopera, e gli operai, attendevano
nelle piazze delle città l’arrivo dei datori di lavoro che con una
sola chiamata potevano assumere tutti i lavoratori necessari al
fabbisogno della giornata.
Qui
vediamo che non è così. Il padrone della vigna esce alle nove, alle
dodici, alle quindici e anche alle diciassette! Queste assunzioni
suonano strane, inverosimili, soprattutto le ultime. Infatti alle
cinque del pomeriggio, un’ora prima del tramonto, il lavoro
cessava.
Ma
il Dio che Gesù ci sta rivelando qui è anche giusto.
Perché, come abbiamo visto prima, a quelli che ha promesso un
denaro, da un denaro, non da di meno. Quindi possiamo dire che la
bontà e la giustizia di Dio sono strettamente legate, sono come gli
ingredienti necessari alla buona riuscita di un dolce, devono essere
ben amalgamati insieme.
Se
Dio fosse soltanto giusto, darebbe ai lavoratori che hanno lavorato
tutto il giorno il denaro pattuito e, ai lavoratori che hanno
lavorato una sola ora, il corrispettivo per quell’ora. Se fosse
soltanto buono, forse dividerebbe il denaro a disposizione tra tutti
i lavoratori, e forse così i primi riceverebbero un po’ meno…Ecco
nella parabola, al verso 4 vediamo un indizio che ci prepara a
questa giustizia e bontà di Dio nella retribuzione dei lavoratori;
il padrone della vigna dice infatti “andate a lavorare, vi darò
ciò che è giusto!”
Eccoci
arrivati al momento della retribuzione dei lavoratori. La giornata è
finita e il padrone della vigna chiede al fattore di pagare il
salario agli operai, iniziando dagli ultimi, che ricevono come
compenso, inaspettatamente, un denaro. Cioè quello che, come abbiamo
visto, Il padrone della vigna ritiene il giusto!
Chiaramente i lavoratori assunti all’alba protestano perché, come
ci dice il testo, pensavano
di
ricevere di più, dato che avevano appena visto il fattore pagare ai
lavoratori dell’ultima ora il salario per l’intera giornata. La
loro protesta, quindi, non è dovuta ad una ingiustizia nei loro
confronti ma alla troppa generosità mostrata dal padrone verso gli
ultimi chiamati! Se il padrone avesse dato meno agli ultimi, i primi
lavoratori non avrebbero avuto niente da ridire! O se il fattore
avesse pagato loro per primi, sarebbero stati soddisfatti. Il testo
ci dice che i lavoratori della prima ora ricevendo il salario
“mormoravano”.
Questo termine lo troviamo solo qui in Matteo, indica proprio un
brontolio continuo in risposta ad un attesa mancata...
È
però comprensibile la delusione e frustrazione di questi operai,
forse anche noi penseremmo, avendo lavorato di più, di meritarci di
più! Anche noi spesso “mormoriamo”...contro gli altri, contro
Dio….
Vediamo
che il padrone della vigna, Dio, risponde in modo duro alle proteste
dei lavoratori della prima ora, dice “Amico, non ti faccio alcun
torto, ti avevo promesso un denaro e quello ti do!” “Prendi il
tuo”, che significa “ Ti ho dato secondo giustizia”, e vai in
pace!
E
poi aggiunge “Ma se voglio essere generoso e buono con gli ultimi
arrivati”, “non posso fare ciò che voglio di quello che è mio?”
o forse“Vedi
tu di mal occhio che io sia buono?”.
Cioè
sei invidioso, ti da fastidio? Oggi qualcuno direbbe che questo
padrone della vigna è un “buonista”...
E
questo atteggiamento da parte dell’uomo lo vediamo in diversi brani
della Scrittura, pensiamo, ad esempio, a Giona, a quanto gli da
fastidio la bontà di Dio, a quanto gli pesa che Dio ha cambiato idea
e ha deciso di perdonare gli abitanti di Ninive dei pagani! Giona
dice “sapevo che tu sei un Dio misericordioso, pietoso, lento
all’ira e di gran bontà [...]” (Gion. 4:1). Cioè critica Dio
per questa sua bontà!
Oppure
pensiamo ai farisei, a quanto dava loro fastidio che Gesù
accogliesse i peccatori, gli ultimi di quella società!
O
ancora, nella parabola del figliol prodigo” (Lc 15,11), al rancore
del fratello maggiore che non tollera che il padre riaccolga a casa
l’altro figlio che aveva dilapidato la sua parte di eredità...
Anche
nella nostra società, oggi, quante volte vediamo questo modo di
pensare: “accogliere gli stranieri?” Danno fastidio, non c’è
posto!”
“Assumere
i lavoratori precari e pagarli il giusto?” “Ma scherziamo, devo
guardare solo alle mie tasche”...meglio lasciare il lavoratore
nell’incertezza, così è ricattabile...Quanto invece sarebbe
giusto e buono dare a ognuno la certezza lavorativa e la giusta
retribuzione, garanzia di una vita più serena.
É
proprio questo che da più fastidio, un Dio buono, un Dio generoso.
Fatichiamo molto ad accettare un Dio che fa sorgere il suo sole sui
buoni e sui cattivi...perché è un atteggiamento così lontano
dalla giustizia
umana...certo
qualcuno lo aveva intuito...Isaia (55:8) dice che i pensieri di Dio
non sono i nostri pensieri, e le sue vie non sono le nostre vie…
Questo
Dio “buono verso tutti” come dice il Salmo 145 che Gesù ci
presenta in questa parabola, ci causa sconcerto perché la sua logica
di giustizia è molto distante dalla nostra, per molti versi basata
sul dare per ricevere...quante volte Gesù ci provoca con la sua
“giustizia evangelica”, ci dice “porgi l’altra guancia”...il
suo messaggio è così radicale da irritarci.
Ma
torniamo al testo, avviandoci alla conclusione. Qual’è il motivo
profondo per cui Dio mostra questa sua buona
giustizia?
Perché al lavoratore dell’undicesima ora offre la stessa paga del
lavoratore assunto all’alba?
Perché
si preoccupa della condizione di bisogno in cui sta l’uomo! Vediamo
al v.6 che il padrone della vigna, uscito alle cinque di pomeriggio,
si preoccupa per chi è ancora disoccupato. Chiede “perché ve ne
state qui tutto il giorno inoperosi?” che suona quasi come un
rimprovero, ma alla risposta da parte degli operai: “Perché
nessuno ci ha assunti”, Il padrone della vigna dice “allora
andate anche voi a lavorare”, nonostante ormai sia ora di
smettere...è un comportamento che non è affatto legato alla
necessità di avere altri operai nella vigna. Il padrone sa che quei
lavoratori disoccupati hanno fame. Se non lavorano, non mangiano, e
non mangiano nemmeno le loro famiglie, che con quel denaro possono
campare almeno un altro giorno. Il padrone della vigna, quindi, sta
offrendo loro il “salario della sopravvivenza”, per dirla con le
parole di Ravasi.
Gesù
ci sta dicendo che Dio guarda a questo bisogno, non al merito. Questi
operai che lavorano un’ora soltanto non meriterebbero di ricevere
la paga intera...ma hanno un bisogno.
La
paga è grande perché il bisogno è grande. Ecco come Dio applica la
sua giustizia
(divina),
una giustizia salvifica, sbilanciata dalla parte dell’amore, non
dalla parte della legge. Gesù ci vuol dire, quindi, che Dio è
insieme giusto e buono ma preferisce la bontà. Una giustizia più
grande della giustizia legale, più grande della giustizia sociale!
Questa è la giustizia del Regno di Dio...
E
questo cosa significa per noi, per questo nostro mondo? Significa
senz’altro che ognuno di noi può appellarsi a questa bontà
e a questa giustizia
di Dio e attendere con fiducia la propria retribuzione per quanto
fatto nella nostra vita di credenti, ognuno con le proprie ore
lavorate.
Certo
affermare questa buona
giustizia
di Dio in un mondo in cui osserviamo tanta ingiustizia e malvagità
non è affatto facile...ma abbiamo l’esempio di Gesù di Nazareth,
che ci mostra, con la Croce, come la giustizia e la bontà di Dio
abbiano già sconfitto ogni malvagità dell’uomo. Cristo, sulla
croce, con le sue braccia aperte, sembra dirci “Vi amo come il
sale”. E in Gesù, vero Dio, certo, ma anche vero uomo, possiamo
vedere che anche l’uomo può essere buono. Perché Gesù, come ha
detto qualcuno, è l’umanità di Dio. O meglio, è come Dio
vorrebbe che fosse l’umanità dell’uomo. Che Dio ci aiuti ad
essere questa umanità, sale della terra.
Amen.
il cuore della Legge e la legge del Cuore (II parte). 24/2/2020
Testo per la predicazione: Matteo 5,38-48
38 Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente; 39 ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l'altra; 40 e a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. 41 E se uno ti costringerà a fare un miglio, tu fanne con lui due. 42 Da' a chi ti domanda e a chi desidera da te un prestito non volgere le spalle.
43 Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; 44 ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, 45 perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. 46 Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? 47 E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? 48 Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste.
43 Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; 44 ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, 45 perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. 46 Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? 47 E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? 48 Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste.
Care sorelle e cari fratelli, i versetti che abbiamo ascoltato
oggi concludono il brano biblico che costituisce il cuore del
“discorso della montagna”, che abbiamo iniziato a leggere e
commentare la scorsa domenica..
Ricordiamo che Gesù si trova su un monte, e sta insegnando ai
suoi discepoli...sta proponendo loro una nuova relazione con Dio, una
relazione che non può situarsi nello stesso orizzonte dell’antica
alleanza, e per questo al capitolo 5, Gesù prima proclama le
beatitudini e poi inizia una serie di prese di distanza
dall’interpretazione corrente della legge di Mosè.
Beatitudini che sono il programma gioioso di Gesù per il Regno di
Dio: la salvezza dei poveri e degli umili.
Gesù, infatti, ci dice “beati” o meglio, “avanti
i poveri di cuore!”, “avanti gli umili!”,
“avanti le vittime dell’oppressione sociale”,
“avanti le persone miti”, cioè tutte
persone che si trovano in una situazione di bisogno, materiale o
spirituale che non possono reagire contro l’oppressore ma possono
contare solo su Dio.
Ecco, Gesù sale su un monte, ma non va da Dio. È lui che è Dio,
è l’Emmanuele, il “Dio con noi” l’unico che può offrirci
questa questa nuova possibilità di relazione con Dio, basata su una
legge che è, come vederemo, accoglienza dell’amore del Padre e
invito a rispecchiare questo amore a ognuno e ognuna.
Come abbiamo visto la scorsa domenica qualcuno ha commentato così
questo brano:
“Dalla montagna sono rotolate giù sei pietre. Ruvide,
inesorabili, puntuali.
Un tonfo secco. Due, tre, sei tonfi nell’acqua stagnante di un
legalismo tronfio e compiaciuto.
Si sono levati spruzzi altissimi, che hanno infastidito e
inzuppato un numero sterminato di persone.
L’acqua greve dello stagno è stata percorsa da fremiti
insoliti, si è increspata, ha preso a ribollire.
La bonaccia è stata spintonata via brutalmente dalla tempesta.
Un vero finimondo. Provocato da sei pietre ruvide.
Si. Quella è la fine di un certo mondo.
É accaduto duemila anni fa.”
(Alessandro Pronzato)
Avete inteso che fu detto agli antichi….ma
io vi dico! Ecco
queste sono le parole con cui Gesù sconvolge l’ordine
costituito...e le ripete per ben sei volte, sei pietre, ruvide,
inesorabili, puntuali.
Ricordiamo che con la prima pietra
Gesù ci ha indicato come vivere i rapporti all’interno della
comunità e della società. Disinnescare la dinamica della rabbia
verso il nostro fratello e sorella, prima che sia tardi e si arrivi a
troncare le relazioni e rendere l’altro un rinnegato.
Con la seconda pietra, Gesù
condanna il considerare la donna come un oggetto, un qualcosa di cui
impossessarsi ad ogni costo, cioè a rispettare la libertà
dell’altro e dell’altra...
Con la terza pietra Gesù dice un
fermo No alla pratica, ai suoi occhi profondamente ingiusta, di
mandare via la propria moglie con quell’atto unilaterale del
ripudio...l’uomo poteva semplicemente scrivere “da oggi
non sei più mia moglie perché hai cucinato male il pasto”...e
la donna doveva andarsene, spesso senza nulla...
Con la quarta pietra Gesù ci da una regola molto chiara: tra persone
che hanno scelto le beatitudini...non ci possono essere atteggiamenti
falsi...e quindi ci dice: “non giurate!” “Basta la vostra
parola”.
Perché la nostra parola deve sempre corrispondere a ciò che
pensiamo e a quello che abbiamo nel cuore...
Nel testo di oggi vediamo la quinta
pietra…al v.38 Gesù
dice: “avete inteso che fu detto...occhio per occhio e
dente per dente.
Ecco, questa legge, che ben
conosciamo come “legge del taglione”,a
noi fa orrore e suona come sinonimo di ritorsione in senso generale
ed effettivamente contiene un principio di vendetta.
Al di là della brutalità del
linguaggio con cui è espressa, in realtà al tempo in cui fu
istituita, questa norma rappresentava un grande progresso perché
prima la vendetta era senza limite...e spietata.
Anzi il limite era rappresentato
solo dalla ferocia di chi voleva vendicarsi...Come ci racconta nel
libro del Genesi l’episodio di Lamek che si vanta della spirale di
violenza che ha inaugurato: “Uccido un uomo per una mia
ferita e un ragazzo per un mio livido”(Genesi 4,23-24)…
Allora qual’è il progresso nella
“legge del taglione”? L’aver introdotto un limite a questa
violenza, cioè la vendetta doveva essere pari all’offesa, per
questo: “occhio per occhio, dente per dente”.
La frase che Gesù ha citato è
presa dal libro del Deuteronomio, alla fine del capitolo 19
(Dt.19,21) dove è detto: “il tuo occhio non avrà
compassione: vita per vita, occhio per occhio, dente per dente, mano
per mano, piede per piede”.
É chiaro che queste dure parole non
lasciano trasparire alcuna compassione ma ciò che vogliono realmente
dire è che bisogna far pagare al colpevole per il danno che ha fatto
e non di più...certo neanche di meno...
Ecco Gesù prende le distanze da
tutto questo: “ma io vi dico”:...”di
non opporvi al malvagio, anzi se uno ti da uno schiaffo sulla guancia
destra, tu porgigli anche l’altra”…
Per capire bene cosa vuol dirci qui
Gesù dobbiamo ricordare che l’unica volta che Gesù ha ricevuto
uno schiaffo, si è guardato bene dal porgere l’altra
guancia...(Giovanni 18,19).
Alla guardia che lo ha
schiaffeggiato Gesù dice: “Se ho sbagliato, dimostrami
che ho sbagliato, se non ho sbagliato, allora perché questa
violenza?
Cosa significa quindi questa
affermazione di Gesù?: non è un invito ad essere passivi quando si
riceve del male...ma ad
essere buoni fino in fondo!
In che senso? Avere la capacità in
quelle circostanze, di disinnescare il male...”disinnesca
la rabbia e l’aggressività dell’altro con la tua bontà!”.
Il senso profondo è spezzare il circolo del male, della violenza, di
disarmare l’altro quando è accecato dalla rabbia…
Continua Gesù: “e a chi
ti vuol portare in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche
il mantello”…
Con questa immagine cosa vuol
raffigurare Gesù? Una persona prepotente...che ti vuole togliere
tutto, anche quello che ti è essenziale per vivere. Potremmo dire
oggi “che ti vuol lasciare in mutande”
Ecco questo raffigura il mantello,
ciò che è essenziale per ripararsi dal freddo della notte.
...ebbene Gesù ci dice di lasciagli anche il mantello, cioè anche
quello che nemmeno il più prepotente potrebbe toglierci, “lui si
impaccerà con la tua tunica e il tuo mantello e tu sarai più
libero!”
Gesù ci sta indicando di avere e
mettere in atto questa piena libertà che consiste nel disinnescare
l’aggressività e la rabbia degli altri…
Anche qui, come in molte altre sue parole, Gesù si mostra profondo
conoscitore dell’animo umano…
Torniamo al testo, “e se
uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne
due!”
Qui Gesù si riferisce alle leggi di
occupazione del tempo, cioè alle leggi romane, che imponevano
esercizi forzati alle persone, come sarà per Simone di Cirene,
obbligato dai soldati romani a portare la croce di Gesù (Mt.27:32;
Mc.15:21; Lc. 23:26).
Ecco...“Fanne con lui
due”..anche con questa
immagine Gesù ci vuol dire: “disarma con il tuo amore
l’aggressività e la violenza che ti viene fatta” Perché?
Perché se all’aggressività
rispondi con altra aggressività...questa cresce, abbiamo visto la
scorsa domenica, ai vv.21-22 cosa capita alimentando il circolo della
violenza...si passa prima all’insulto “stupido!”
e poi a rinnegare
l’altro o l’altra, a tagliare ogni relazione con chi riteniamo ci
abbia offeso...e questo è molto grave per Gesù, che ci dice
“attenzione!
Se rovini le tue
relazioni, rinnegando gli altri, stai buttando la tua vita nel fuoco
della Genna, cioè l’immondezzaio di Gerusalemme”!
Poi Gesù da una indicazione molto
chiara per chi vuole seguirlo come discepolo e discepola...per la
comunità cristiana... che per Gesù deve essere realizzazione del
regno di Dio:
“Da a chi ti chiede, e a chi
desidera da te un prestito non voltare le spalle”!
In che senso? Ricordiamo, la
comunità di discepoli è per Gesù quella che ha accolto le
beatitudini...qui il riferimento è alla prima: Avanti i poveri! Cioè
dobbiamo condividere!
Quindi Gesù invita ad avere questa
attenzione verso il bisognoso, senza fare calcoli...
Torniamo al testo e leggiamo la sesta e ultima pietra...
“Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il
tuo nemico”…
Qui dobbiamo capire bene cosa ci sta
dicendo il testo...Cioè al precetto di amare il prossimo segue
quello di odiare il tuo nemico...perché Gesù sta accostando questi
opposti?
L’amore per il prossimo è un
precetto del Levitico (19:18)...non è un caso che è scritto “amerai
il tuo prossimo”...se
ci riflettiamo capiamo che qui all’amore viene posto un
limite..perché ha dei confini precisi...cioè arriva fino a dove
arriva il concetto di “prossimo”….
Ed è così che viene inteso spesso
anche oggi...”io amo il mio prossimo”,
cioè i miei familiari, la mia cerchia di amici più stretti, se
vogliamo allargare un po’, i miei concittadini, la mia Nazione..ma
non di più...
Possiamo dire che Gesù è andato
oltre anche questo precetto, non ci ha insegnato solo ad amare il
prossimo come noi stessi...ma in molte sue parole ci esorta, come nel
racconto del buon samaritano (Lc.10-25-37), ad essere il prossimo per
gli altri...ci chiede di interrogarci: “di chi sono io
il prossimo?”
“e odierai il tuo nemico...”
Ecco l’odio del nemico era un
concetto ben presente in Israele e veniva spesso giustificato da un
punto di vista teologico attraverso il concetto dell’odio di Dio
nei confronti del peccato e dei peccatori…
basti pensare, per esempio, al salmo
139:
(21)
SIGNORE, non odio forse quelli che ti odiano? E non detesto quelli
che insorgono contro di te?
(22)
Io li odio di un odio perfetto;
cioè li considero miei nemici...ci
sembra strano trovare questo in una preghiera…ma per noi deve
suonare come un avvertimento: cioè è proprio di questo odio
sorretto dalla religione, che dobbiamo dubitare, quando quest’odio
si legittima con una presunta origine divina…
Un noto teologo ha detto “mai si
odia con tanto gusto come quando si odia in nome di Dio”...perché
ci si sente giustificati, legittimati ad odiare!
Ecco noi dobbiamo imparare a porre
attenzione a questi precetti, anche quando ci vengono dalla
religione...a volte anche la Scrittura, che certo è Parola di Dio ma
è scritta con parole umane, e queste lasciano il loro segno….
Dobbiamo imparare a discernere il Padre di Gesù dal dio delle
religioni, delle ideologie, dei nazionalismi,...e per discernere non
dobbiamo far altro che metterci in ascolto e prendere molto sul serio
le parole che anche oggi Gesù ci rivolge:
“Ma io vi dico”….che
la nuova relazione che dobbiamo avere con Dio e con i fratelli è
“amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi
perseguitano”…
Ecco, la parola usata
dall’evangelista per dirci di questo amore, ci descrive proprio un
amore disinteressato...non un amore da cui ci si aspetta qualcosa in
cambio! La parola che consociamo bene, è agape! Cioè un amore che
non dipende dalla risposta dell’altro, un amore che non guarda il
merito...ma un amore che risponde, all’interno della comunità
cristiana ma anche al di fuori, al bisogno dell’altro e dell’altra!
Ecco il cuore della legge
per Gesù, l’agape
capace di trasformare il precetto legalistico in legge del
Cuore….ecco la luce dell’Evangelo di oggi...
Gesù ci esorta a superare i limiti
e i confini dell’amore che non deve essere solo per il nostro più
prossimo ma deve includere addirittura anche i nemici!
Quindi, come abbiamo visto, amore e
preghiera per tutti, anche per i nemici…cioè per i nostri
persecutori...
Perché?
Per essere figli di Dio,
ci dice Gesù…
Ecco qui è importante soffermarci
sull’uso di questo termine...figlio, nella cultura ebraica del
tempo, non significa soltanto colui che è nato da qualcuno ma colui
che gli assomiglia nel comportamento!
Quindi il senso profondo di quello
che ci sta dicendo Gesù è “fate
del vostro amore dono e preghiera per cercare, attraverso il vostro
comportamento di essere testimoni di Dio”!
Potremmo dire, con le parole di John Wesley: “essere specchio
dell’amore di Dio in Cristo, per cercare di far riscoprire
all’altro e all’altra, l’immagine di Dio che ognuno ha dentro
di se”...certo una immagine corrotta, incompleta...corrotta dalla
distanza che creiamo tra noi e Dio con tutte le nostre mancanze...che
ci fanno ripiegare su noi stessi...Wesley usa il termine “scardinati”
da Dio. Nonostante questo una immagina di Dio in noi è presente e
può, una volta riscoperta, spalancarci le porte a una vita nuova,
con un senso nuovo nella direzione annunciata qui da Gesù...
Ma torniamo al testo. Gesù, quindi, dopo averci detto come vorrebbe
che fosse l’umanità dell’uomo, ci rivela anche qualcosa di Dio…
Leggiamo al v.45: “egli,
cioè Dio, fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa
piovere sui giusti e sugli ingiusti”….
Qui Gesù contesta la teologia del
tempo...il Dio che ci rivela non è il Dio che premia i buoni e
castiga i cattivi...questo è forse il Dio che anche noi a volte
vorremmo…
è, invece, un Dio d’amore, di
agape...cioè
un Dio che dona a tutti il proprio amore, indipendentemente dalla
propria condotta..ecco cosa significa che fa sorgere il suo sole sui
buoni e sui cattivi...altrimenti Gesù ci avrebbe confermato che Dio
fa sorgere il suo sole solo su chi lo merita!O su chi vuole lui!
No! Il suo sole sorge su tutti
quelli che hanno bisogno! É proposta di vita per tutti e tutte!
E si, lo sappiamo è la giustizia di
Dio ad essere diversa...i suoi pensieri non sono i nostri pensieri e
le sue vie non sono le nostre vie…ci dice Isaia.
Come possiamo vedere nella parabola
dei lavoratori della vigna...la sua giustizia non è
retributiva...non ci darà quanto meritiamo...”hai lavorato molto
nella sua Vigna e ti senti primo davanti a Lui? Bene, resti primo!
Hai lavorato poco, un’ora sola? Bene lo stesso, Dio ti fa diventare
lo stesso primo! Perché Dio guarda al nostro grande bisogno...e se
non è agape questo…
Ecco Dio ci ama non per i nostri
meriti ma per i nostri bisogni...questo è un ulteriore significato
del la legge del Cuore di Gesù…
Avviamoci alla conclusione, Gesù,
al v.46 ci dice: “infatti se amate quelli che vi amano, quale
ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani?”
Cerchiamo di capire..i pubblicani
erano le persone ritenute trasgressori di tutti i comandamenti,
quindi i più lontani da Dio….
“E se date il saluto solo ai
vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così
anche i pagani”
Quindi Gesù qui cita pubblicani e
pagani, le due categorie ritenute più lontane da Dio...e anche loro
sono capaci di salutare chi li saluta e di amare chi li ama..
Quindi che c’è di straordinario
in questo?
Il testo si conclude con una
affermazione che ci spiazza, che ci interroga profondamente...che ci
provoca smarrimento: “siate perfetti come è perfetto il
Padre vostro celeste”.
Qui dobbiamo capire bene...come
possiamo noi essere perfetti come Dio? Impossibile! E infatti Gesù
non ci sta dicendo questo…
Ormai lo abbiamo capito, alla luce
di tutto quello che ci ha voluto insegnare: Gesù ci sta dicendo che
essere perfetti significa vivere una vita piena, completa…che per
noi può essere solo guardare a Cristo con gli occhi della fede che
ci unisce a Lui e alle pietre che ha lanciato nello stagno del
legalismo: le pietre del perdono, dell’impegno nelle relazioni,
dell’attenzione e della cura della persona amata, della sincerità,
della libertà e dell’agape verso tutti.
Ecco le sei pietre, ruvide, inesorabili, puntuali, su cui costruire
la nostra legge del Cuore, che è il cuore della legge di Cristo.
Amen
il cuore della Legge e la legge del Cuore. 16/2/2020
Testo per la predicazione: Matteo 5,17-37
17 «Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti; io sono venuto non per abolire ma per portare a compimento. 18 Poiché in verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, neppure un iota o un apice della legge passerà senza che tutto sia adempiuto. 19 Chi dunque avrà violato uno di questi minimi comandamenti e avrà così insegnato agli uomini, sarà chiamato minimo nel regno dei cieli; ma chi li avrà messi in pratica e insegnati sarà chiamato grande nel regno dei cieli. 20 Poiché io vi dico che se la vostra giustizia non supera quella degli scribi e dei farisei, non entrerete affatto nel regno dei cieli.
21 «Voi avete udito che fu detto agli antichi: "Non uccidere: chiunque avrà ucciso sarà sottoposto al tribunale"; 22 ma io vi dico: chiunque si adira contro suo fratello sarà sottoposto al tribunale; e chi avrà detto a suo fratello: "Raca" sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli avrà detto: "Pazzo!" sarà condannato alla geenna del fuoco. 23 Se dunque tu stai per offrire la tua offerta sull'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, 24 lascia lì la tua offerta davanti all'altare, e va' prima a riconciliarti con tuo fratello; poi vieni a offrire la tua offerta. 25 Fa' presto amichevole accordo con il tuo avversario mentre sei ancora per via con lui, affinché il tuo avversario non ti consegni in mano al giudice e il giudice in mano alle guardie, e tu non venga messo in prigione. 26 Io ti dico in verità che di là non uscirai, finché tu non abbia pagato l'ultimo centesimo.
Concupiscenza, ripudio, adulterio
(2S 11:2-3; Mr 9:43-48; Ga 5:24) Pr 16:30; Mr 10:2-12 (cfr. Mt 19:3-11; 1Co 7:1-16)
27 «Voi avete udito che fu detto: "Non commettere adulterio". 28 Ma io vi dico che chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore. 29 Se dunque il tuo occhio destro ti fa cadere in peccato, cavalo e gettalo via da te; poiché è meglio per te che uno dei tuoi membri perisca, piuttosto che vada nella geenna tutto il tuo corpo. 30 E se la tua mano destra ti fa cadere in peccato, tagliala e gettala via da te; poiché è meglio per te che uno dei tuoi membri perisca, piuttosto che vada nella geenna tutto il tuo corpo.
31 Fu detto: "Chiunque ripudia sua moglie le dia l'atto di ripudio". 32 Ma io vi dico: chiunque manda via sua moglie, salvo che per motivo di fornicazione, la fa diventare adultera e chiunque sposa colei che è mandata via commette adulterio.
(2S 11:2-3; Mr 9:43-48; Ga 5:24) Pr 16:30; Mr 10:2-12 (cfr. Mt 19:3-11; 1Co 7:1-16)
27 «Voi avete udito che fu detto: "Non commettere adulterio". 28 Ma io vi dico che chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore. 29 Se dunque il tuo occhio destro ti fa cadere in peccato, cavalo e gettalo via da te; poiché è meglio per te che uno dei tuoi membri perisca, piuttosto che vada nella geenna tutto il tuo corpo. 30 E se la tua mano destra ti fa cadere in peccato, tagliala e gettala via da te; poiché è meglio per te che uno dei tuoi membri perisca, piuttosto che vada nella geenna tutto il tuo corpo.
31 Fu detto: "Chiunque ripudia sua moglie le dia l'atto di ripudio". 32 Ma io vi dico: chiunque manda via sua moglie, salvo che per motivo di fornicazione, la fa diventare adultera e chiunque sposa colei che è mandata via commette adulterio.
33 «Avete anche udito che fu detto agli antichi: "Non giurare il falso; da' al Signore quello che gli hai promesso con giuramento". 34 Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio; 35 né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi; né per Gerusalemme, perché è la città del gran Re. 36 Non giurare neppure per il tuo capo, poiché tu non puoi far diventare un solo capello bianco o nero. 37 Ma il vostro parlare sia: "Sì, sì; no, no"; poiché il di più viene dal maligno.
Care sorelle e cari fratelli, nel brano biblico di oggi, abbiamo
ascoltato alcune tra le parole più famose dette da Gesù.
L’evangelista Matteo ce le ha trasmesse raccogliendole in quello
che chiamiamo “Sermone sul Monte” o “Discorso della Montagna”.
Qualcuno ha commentato così queste parole di Gesù:
“Dalla montagna sono rotolate giù sei pietre. Ruvide,
inesorabili, puntuali.
Un tonfo secco. Due, tre, sei tonfi nell’acqua stagnante di un
legalismo tronfio e compiaciuto.
Si sono levati spruzzi altissimi, che hanno infastidito e
inzuppato un numero sterminato di persone.
L’acqua greve dello stagno è stata percorsa da fremiti
insoliti, si è increspata, ha preso a ribollire.
La bonaccia è stata spintonata via brutalmente dalla tempesta.
Un vero finimondo. Provocato da sei pietre ruvide.
Si. Quella è la fine di un certo mondo.
É accaduto duemila anni fa.”
(Alessandro Pronzato)
Prima di vedere cosa sono queste sei pietre, per capire meglio quello
che Gesù ci vuol dire, è opportuno fare un piccolo “salto”
indietro fino al v.17.
Gesù dice: “Non pensate che io sia venuto per abolire la
legge o i profeti; io sono venuto non per abolire ma per portare a
compimento.”
Questo è il versetto che viene sempre citato in opposizione al fatto
che, per noi cristiani, il rapporto con Dio non è basato
sull’ubbidienza della Legge ma sull’accoglienza e la pratica del
suo amore.
“Ma come, Gesù ha detto che non è venuto ad abolire la legge!”
Ecco per capire questo dobbiamo soffermarci sul contesto: Gesù ha
appena annunciato le beatitudini.
Che altro non sono che il programma gioioso per il Regno di Dio: la
salvezza dei poveri, degli umili. É il programma della nuova
alleanza tra Dio e gli uomini...
Gesù, infatti, ci dice “beati” o, sarebbe meglio tradurre,
“avanti i poveri di cuore!”, “avanti gli umili!”,
“avanti le vittime dell’oppressione sociale”, “avanti
le persone miti”, cioè persone che si trovano in una
situazione di bisogno, materiale o spirituale che non possono reagire
contro l’oppressore e possono contare solo su Dio.
Ecco, la risposta della società del tempo a questo annuncio è di
delusione totale: ci si aspettava che il Messia avrebbe inaugurato il
regno d’Israele...un regno di grande ricchezza, di grande potenza,
di conquista delle nazioni pagane, i re e i principi e le principesse
sarebbero diventati servi del popolo d’Israele…
E invece Gesù quando ci annuncia il programma del Regno ci dice:
“avanti i poveri”….
Ecco tutto il contrario, quindi, di quello che ci si aspettava dal
messia...e allora di fronte a questa delusione, alla fine delle
beatitudini Gesù dice: “No, non crediate che io sia venuto ad
abolire la legge e i profeti..
Anzi, nel testo, invece di “abolire” troviamo il verbo
“abbattere”, che si usa per una costruzione, un edificio che va
demolito…
quindi Gesù dice: “non sono venuto ad abbattere la Legge e i
Profeti, cioè l’Antico Testamento…
“ma a dare pieno compimento”…
Cosa significa questo?
Che Gesù, con il suo programma delle beatitudini, non è venuto a
demolire la grande speranza messianica del regno di Dio ma a
realizzarla, però come dice lui!
“Voi dite che il Regno si otterrà attraverso l’accumulo delle
ricchezze, no! attraverso la condivisione;
“Pensate che il Regno si otterrà attraverso il dominio. No!
attraverso il servizio.
“Pensate che il Regno sia solo per Israele, No! io vi dico che è
per tutte le nazioni…anche per quei pagani che voi tanto
disprezzate!
Gesù ci sta dicendo, che, quando una comunità accetta le
beatitudini il Regno di Dio si realizza!
E continua, al v.18, assicurando “amen”, “In verità” ,
“quello che è vero”: fino a che non siano passati il cielo e la
terra….cioè tutto, non passerà un solo iota, che è la lettera
più piccola dell’alfabeto ebraico, senza che il suo messaggio
delle beatitudini si realizzerà…
Certo per noi affermare questo in un mondo dominato dall’ingiustizia
e dall’egoismo...non è facile…
Poi Gesù avverte: “Chi trasgredirà uno solo di questi minimi
precetti...sarà considerato minimo nel regno dei cieli...cosa vuol
dire?
I precetti di cui sta parlando qui Gesù non sono quelli della Legge
ma le beatitudini...e perché li chiama minimi?
Perché di fronte all’enormità dei comandamenti e di come sono
stati interpretati dalla tradizione rabbinica, questo nuovo patto di
Gesù sembra una cosa piccola…
“Chi osserverà le beatitudini e le insegnerà sarà grande nel
regno dei cieli”...
Minimo e grande: qui dobbiamo capire bene: questi termini non
indicano una gerarchia nel regno dei cieli...è invece una
espressione rabbinica che veniva usata per approvare o disapprovare
un determinato comportamento. Qui indica, in modo radicale,
appartenenza o esclusione dal regno dei cieli!
“chi trasgredirà il programma delle beatitudini non potrà
appartenere al regno dei cieli”!
Chi invece lo osserverà e lo insegnerà...cioè, quando insegni,
l’altro deve vedere che tu pratichi questi principi..allora sarai
considerato grande nel regno dei cieli...cioè accolto!
E al v.20 Gesù aggiunge: se la vostra giustizia, che qui significa
fedeltà a Dio”non supererà quella degli scribi, cioè dei
teologi del tempo, che stabilivano le norme da osservare e i farisei,
cioè i laici che osservavano alla lettera tali norme...ecco, non
entrerete nel Regno dei cieli”.
Quindi Gesù sta sottolineando che il Regno di Dio richiede fedeltà
di spirito, di cuore...Cioè che viene prima il bene dell’uomo.
Ecco il cuore della legge. Per gli scribi e i farisei,invece, veniva
sempre prima la lettera, la Legge veniva prima del bene dell’uomo...
Per Gesù dobbiamo fare una scelta…
Ed eccoci alla prima delle sei pietre che Gesù scaglia contro lo
stagno del legalismo.
Inizia così a prendere le distanze dalla Legge di Mosè...dicendo:
“avete inteso che fu detto agli antichi”…”MA IO VI DICO” e
queste parole hanno una potenza travolgente, sconvolgono l’ordine
costituito...e Gesù le ripete per ben sei volte, sei pietre, ruvide,
inesorabili, puntuali.
Al v.21, Gesù all’orecchio di chi lo ascoltava poteva sembrare
quasi offensivo...”come gli antichi? I padri...i venerati padri di
Israele”...No! Gesù sembra dire, “queste sono cose antiche, che
non ci riguardano”...”lo Spirito fa nuove tutte le cose”….
“ora che avete compreso il cuore della Legge, vi
indicherò la legge del Cuore”.
“Voi avete udito che fu detto agli antichi: "Non uccidere:
chiunque avrà ucciso sarà sottoposto al tribunale",
e qui si intende l’omicidio intenzionale, conseguenza estrema del
rapporto ostile nei confronti del prossimo. E chi avrà ucciso dovrà
essere sottoposto al giudizio, massimo grado di giustizia del tempo..
“Ma io vi dico.“chiunque si adira contro suo fratello
sarà sottoposto al tribunale; e chi avrà detto a suo
fratello: “stupido" sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli
avrà detto: "Pazzo!" sarà condannato alla geenna del
fuoco.”
Cosa significa?
Chi dice al fratello o alla sorella “stupido” cioè, chi non
disinnesca la propria rabbia ma anzi la alimenta e arriva
all’insulto, “dovrà essere sottoposto al sinedrio”, cioè al
massimo organo giuridico della comunità di Israele…
“e chi gli dice pazzo”...ecco qui il termine non va inteso
secondo il significato che noi diamo a questa parola, che come
insulto ci fa quasi sorridere...ma è qualcosa di più profondo,
significa “rinnegato”, cioè “non voglio avere
più niente a che fare con te”…
Espressione che si usa quando si chiude ogni rapporto. Ecco chi fa
questo, per Gesù sarà destinato al fuoco della geenna, cioè al
fuoco dell’immondezzaio di Gerusalemme, come abbiamo visto nella
riflessione di Ravasi.
Cosa vuole dirci Gesù, quale insegnamento possiamo trarre da queste
parole...Ci sta qui indicando come vivere i rapporti all’interno
della comunità, della società.
Qui, dobbiamo capire bene: Gesù, grande conoscitore dell’animo
umano, ci sta suggerendo come disinnescare una dinamica che tutti noi
ben conosciamo…
Quando ci facciamo dominare dall’ira, dalla rabbia, verso il nostro
fratello e sorella, questa si trasforma prima in insulto e poi ci
porta a troncare i rapporti, a rendere l’altro un
“rinnegato...“fuori, non hai nulla a che vedere con me”…
Parafrasando queste parole di Gesù potremmo dire: chi perdona il
fratello e la sorella non sarà sottoposto ad alcun giudizio”
Ecco il tema del perdono è per noi fondamentale, la Scrittura ci
sottolinea più volte quanto perdonare vada nella direzione della
giustizia di Dio...Gesù sempre nel vangelo di Matteo ci dice: “se
voi perdonate agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste
perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonate agli uomini, neppure
il Padre vostro perdonerà le vostre colpe.”
O
ancora alla domanda di Pietro: "Signore, quante volte perdonerò
mio fratello se pecca contro di me? Fino a sette volte?" Gesù
risponde: "Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta
volte sette.
Anche
l’apostolo Paolo ci fa capire l’importanza del perdono: “Siate
benevoli e misericordiosi gli uni verso gli altri, perdonandovi a
vicenda come anche Dio vi ha perdonati in Cristo.”
Ma torniamo al testo, al v.23 Gesù ci dà una norma importante, “Se
vuoi presentare la tua offerta all’altare ma ti ricordi che tuo
fratello, o tua sorella, ha qualcosa contro di te, lascia stare e vai
prima a riconciliarti con lui o con lei...e poi torna ad offrire il
tuo dono...”
Ecco, ora queste parole ci appaiono più chiare, anche qui si tratta
di giuste relazioni con gli altri...ma anche con Dio.
Perché?
Perché qui Gesù ci sta dicendo che per avere un giusto rapporto con
Dio è necessario avere un giusto rapporto con il nostro
prossimo...prima viene l’amore e poi il culto….culto che deve
essere espressione della legge del Cuore…come ha
affermato un noto teologo: “un culto che “occulta” l’amore
non è cristiano”….
È interessante notare, con il secondo esempio che ci offre il
v.25-26, che il primo passo lo deve fare la persona offesa nei
confronti dell’offensore...”riconciliati con il tuo avversario!”
Quanto è difficile per noi questo, quanti rapporti rovinati ci
portiamo dietro, irrisolti proprio per la nostra incapacità di
perdonare…di fare il primo passo...
Questa prima pietra di Gesù parla chiaro: chi si dice discepolo di
Cristo è chiamato non solo ad evitare di ferire il fratello ma a
guarire il fratello che si sente ferito davanti a lui...
Ora vediamo la seconda pietra: dice Gesù: "Voi avete
udito che fu detto: "Non commettere adulterio". Ma io vi
dico che chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso
adulterio con lei nel suo cuore.”
Ecco qui dobbiamo capire bene cosa si intende, perché questi
versetti sono stati spesso fraintesi e hanno creato molta
preoccupazione e turbamento nelle persone…
Non si sta parlando del desiderio sessuale dell’uomo verso la
donna, che peraltro fa parte dell’ordinamento creazionale, della
natura...ma di qualcosa di molto più profondo:
Gesù condanna il considerare la donna come un oggetto, un qualcosa
di cui impossessarsi ad ogni costo, anche a scapito di un altro o di
un’altra, se quella persona ha già una relazione d’amore...
Ecco qui potremmo dire che Gesù ci sta esortando a non cedere alla
dinamica del desiderio del possesso e del dominio, cioè a rispettare
la libertà dell’altro e dell’altra….
Poi Gesù continua indicando, in modo per noi forse un po’
colorito, quelle che si potrebbero chiamare delle possibilità di
ravvedimento a questo comportamento:
Vediamo il testo, al v.29 ci dice: “Se il tuo occhio destro ti è
motivo di scandalo, cavalo! Cioè se il criterio con cui tu guardi
alle situazioni ti è di ostacolo, eliminalo dice Gesù. Meglio così
che essere gettati nell’immondezzaio di Gerusalemme…
Qui Gesù ci appare molto radicale, perché qui considera quello che
chiameremmo un caso limite, le membra sono viste come strumento di
peccato...anche se Gesù sa che il bene e il male risiedono nel cuore
dell’uomo…
Isaia chiama quello che qui è indicato come scandalo: “una
pietra d’inciampo che ti fa cadere” (Is. 8,14-15).
Capiamo bene: se c’è un comportamento che sai che ti può far
cadere, qui raffigurato dalla mano, taglialo, ci dice Gesù, è
meglio soffrire per la perdita di questo atteggiamento, di questo
modo di comportarsi, perché il rischio è grande, è quello di
rovinare la propria esistenza….
Vediamo la terza pietra, che tratta ancora del tema della
donna.
Il testo al v.31 ci dice “chi ripudia la propria moglie, le dia
l’atto del ripudio”...ma io vi dico: chiunque manda via
sua moglie, salvo che per motivo di fornicazione, la fa diventare
adultera e chiunque sposa colei che è mandata via commette
adulterio.”
Cerchiamo di capire: cos’è l’atto del ripudio?
Diciamo che era un semplice foglio in cui il marito scriveva “da
oggi non sei più mia moglie”...e la donna non poteva fare altro
che andarsene, spesso senza nulla...restando in una condizione di
povertà, come le vedove e gli orfani...le categorie più deboli
della società ai tempi di Gesù…
Quindi Gesù qui si esprime contro quella che ai suoi occhi è una
grande ingiustizia! Quest’atto di ripudio, era, infatti,
unilaterale, dell’uomo nei confronti della donna, spesso per motivi
futili…
La legislazione mosaica, soprattutto in certe sue interpretazioni
permetteva il divorzio nel caso in cui il marito avesse trovato
“qualcosa di vergognoso nella moglie (Dt. 24,1)”….qualsiasi
cosa, anche per un semplice pasto mal cucinato...
Questo punto è importante per Gesù: quando i farisei gli chiedono
se è lecito mandar via, per qualunque ragione, la propria moglie
(Mt.19) Gesù dice No! È contro questa pratica, ai suoi occhi
ingiusta...tranne in un caso, che l’evangelista indica con il
termine “porneia”….che può intendere molte cose,
infedeltà, impudicizia, ….qui sembra voler dire adulterio ma non
nel senso di tradimento . Indica quando una donna se ne va con un
altro uomo e quindi il matrimonio non c’è più…
Ed eccoci alla quarta pietra, con cui ci avviamo alla
conclusione del brano biblico di oggi.
Qui si parla di giuramento. Gesù da una norma molto chiara per la
sua comunità: tra persone che hanno scelto le beatitudini...non ci
possono essere atteggiamenti falsi...e quindi ci dice: “non
giurate affatto”!
Perché ci dice questo Gesù? Il senso profondo qui è che il
giuramento implica una mancanza di fiducia, “perché devo
giurare? Non basta la mia parola?”
Devo giurare quando qualcuno non si fida di me...ecco questo nella
comunità cristiana non è accettabile per Gesù!
Cioè, “quello che dici dovrà sempre essere quello che
pensi”...la bocca deve proferire quello che c’è nel cuore.
Potremmo dire, usando altre formule: “Il tuo linguaggio sia
talmente sincero da non aver bisogno di giuramento”.
Ecco, pensiamo a quanto sarebbero più facili i rapporti tra noi se
questo principio di Gesù venisse applicato… “ho detto questo
ma intendevo...no!” Gesù è anche qui molto chiaro e radicale:
Il vostro parlare sia si, si e no, no! Il di più viene dal
maligno...perché? Perché il maligno è il padre della menzogna…
Queste parole di Gesù così radicali, come spesso è il suo
Evangelo, queste pietre così pesanti, rappresentate da questi “ma
io vi dico” hanno una forza dirompente, strappano le bende
dell’ipocrisia e scoprono le piaghe della nostra società, fanno
cadere maschere e mostrano volti spesso disgustosi…
Hanno avuto ed hanno la capacità di spazzare via precetti di un
grigio legalismo e aprire la strada alla libertà evangelica dei
discepoli e dei figli di Dio.
Certo anche noi spesso abbiamo cercato di disinnescare la forza delle
parole di Gesù, abbiamo cercato di ammorbidire la durezza di queste
pietre…
é la nostra fragilità di esseri umani.
Per questo possiamo e dobbiamo solo guardare a Cristo, che non è
solo l’uomo che ha predicato il sermone sul monte, è anche quello
che lo ha vissuto fino in fondo, l’unico capace, fino alle estreme
conseguenze della croce.
Lutero dice che Gesù lo ha fatto non per evitarci di ubbidire ma per
aiutarci a farlo, infondendo in noi le energie per la vita nuova…vita
che in Cristo può e deve essere caratterizzata dal prendere sul
serio quel “ma io vi dico”, cuore della Legge e legge del
Cuore.
Amen
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