Il SALE (di Gianfranco Ravasi)
Ancora
oggi tra gli arabi, per indicare una profonda solidarietà si usa
dire: “C’è del sale tra noi”, oppure: “Vi amo come il sale”.
A
questa componente della vita quotidiana fa riferimento oggi (Matteo
5, 13-16) anche Gesù: “ Voi siete il sale della terra”,
espressione che secondo alcuni studiosi rimanderebbe al salgemma del
mar Morto, usato dagli antichi contadini e nomadi palestinesi anche
per riscaldarsi a causa della sua combinazione col bitume. Sapore e
calore, allora, si fonderebbero insieme in questo simbolo.
Un
simbolo che, d’altra parte, ha nella Bibbia molte sfaccettature
come i cristalli che lo costituiscono.
Il
sale
è, secondo quanto si diceva, segno di solidarietà: nel libro dei
Numeri si parla di “un’alleanza di sale, perenne davanti al
Signore” (18,19). Il sale è poi segno di vita, tant’è vero che
nelle nostre lingue il “salario” è lo strumento economico della
sopravvivenza, e il libro di Esdra chiama i funzionari persiani
“coloro che mangiano il sale della reggia” (4,14).
Anche
il neonato, come ricorda Ezechiele (16,4), veniva frizionato con sale
per dargli vigore e per tenere lontani gli spiriti maligni. Il sale è
segni di sapienza come dice Paolo ai Colossesi: “ Il vostro parlare
sia sempre con grazia condito col sale (della sapienza) per sapere
come rispondere a ciascuno” (4,6). Ma il sale è anche il segno del
giudizio di Dio, come si ricorda evocando Sodoma e Gomorra nelle
maledizioni dell’Antico Testamento e come dichiara Gesù: “Ciascuno
sarà salato col fuoco” (Marco 9,49).
Ed
è con Gesù che concludiamo questa nostra breve rappresentazione
simbolica di una realtà tanto quotidiana, divenuta segno spirituale
“saporoso”. “Buona cosa è il sale; ma se il sale diventa senza
sapore, con che cosa lo salerete? Abbiate sale in voi stessi e siate
in pace gli uni con gli altri” (Marco 9,50).
G.
Ravasi. La Parola e le
parole. Il vocabolario della Bibbia per l’uomo d’oggi.
Edizioni San Paolo, 1999.
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