lunedì 24 febbraio 2020


il cuore della Legge e la legge del Cuore (II parte). 24/2/2020

Testo per la predicazione: Matteo 5,38-48

38 Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente39 ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l'altra; 40 e a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. 41 E se uno ti costringerà a fare un miglio, tu fanne con lui due. 42 Da' a chi ti domanda e a chi desidera da te un prestito non volgere le spalle.
43 Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; 44 ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, 45 perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. 46 Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? 47 E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? 48 Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste.

Care sorelle e cari fratelli, i versetti che abbiamo ascoltato oggi concludono il brano biblico che costituisce il cuore del “discorso della montagna”, che abbiamo iniziato a leggere e commentare la scorsa domenica..
Ricordiamo che Gesù si trova su un monte, e sta insegnando ai suoi discepoli...sta proponendo loro una nuova relazione con Dio, una relazione che non può situarsi nello stesso orizzonte dell’antica alleanza, e per questo al capitolo 5, Gesù prima proclama le beatitudini e poi inizia una serie di prese di distanza dall’interpretazione corrente della legge di Mosè.
Beatitudini che sono il programma gioioso di Gesù per il Regno di Dio: la salvezza dei poveri e degli umili.
Gesù, infatti, ci dice “beati” o meglio, “avanti i poveri di cuore!”, “avanti gli umili!”, “avanti le vittime dell’oppressione sociale”, “avanti le persone miti”, cioè tutte persone che si trovano in una situazione di bisogno, materiale o spirituale che non possono reagire contro l’oppressore ma possono contare solo su Dio.

Ecco, Gesù sale su un monte, ma non va da Dio. È lui che è Dio, è l’Emmanuele, il “Dio con noi” l’unico che può offrirci questa questa nuova possibilità di relazione con Dio, basata su una legge che è, come vederemo, accoglienza dell’amore del Padre e invito a rispecchiare questo amore a ognuno e ognuna.

Come abbiamo visto la scorsa domenica qualcuno ha commentato così questo brano:

Dalla montagna sono rotolate giù sei pietre. Ruvide, inesorabili, puntuali.
Un tonfo secco. Due, tre, sei tonfi nell’acqua stagnante di un legalismo tronfio e compiaciuto.
Si sono levati spruzzi altissimi, che hanno infastidito e inzuppato un numero sterminato di persone.
L’acqua greve dello stagno è stata percorsa da fremiti insoliti, si è increspata, ha preso a ribollire.
La bonaccia è stata spintonata via brutalmente dalla tempesta.
Un vero finimondo. Provocato da sei pietre ruvide.
Si. Quella è la fine di un certo mondo.
É accaduto duemila anni fa.”
(Alessandro Pronzato)

Avete inteso che fu detto agli antichi….ma io vi dico! Ecco queste sono le parole con cui Gesù sconvolge l’ordine costituito...e le ripete per ben sei volte, sei pietre, ruvide, inesorabili, puntuali.
Ricordiamo che con la prima pietra Gesù ci ha indicato come vivere i rapporti all’interno della comunità e della società. Disinnescare la dinamica della rabbia verso il nostro fratello e sorella, prima che sia tardi e si arrivi a troncare le relazioni e rendere l’altro un rinnegato.
Con la seconda pietra, Gesù condanna il considerare la donna come un oggetto, un qualcosa di cui impossessarsi ad ogni costo, cioè a rispettare la libertà dell’altro e dell’altra...
Con la terza pietra Gesù dice un fermo No alla pratica, ai suoi occhi profondamente ingiusta, di mandare via la propria moglie con quell’atto unilaterale del ripudio...l’uomo poteva semplicemente scrivere “da oggi non sei più mia moglie perché hai cucinato male il pasto”...e la donna doveva andarsene, spesso senza nulla...
Con la quarta pietra Gesù ci da una regola molto chiara: tra persone che hanno scelto le beatitudini...non ci possono essere atteggiamenti falsi...e quindi ci dice: “non giurate!” “Basta la vostra parola”.
Perché la nostra parola deve sempre corrispondere a ciò che pensiamo e a quello che abbiamo nel cuore...
Nel testo di oggi vediamo la quinta pietraal v.38 Gesù dice: “avete inteso che fu detto...occhio per occhio e dente per dente.
Ecco, questa legge, che ben conosciamo come “legge del taglione”,a noi fa orrore e suona come sinonimo di ritorsione in senso generale ed effettivamente contiene un principio di vendetta.
Al di là della brutalità del linguaggio con cui è espressa, in realtà al tempo in cui fu istituita, questa norma rappresentava un grande progresso perché prima la vendetta era senza limite...e spietata.
Anzi il limite era rappresentato solo dalla ferocia di chi voleva vendicarsi...Come ci racconta nel libro del Genesi l’episodio di Lamek che si vanta della spirale di violenza che ha inaugurato: “Uccido un uomo per una mia ferita e un ragazzo per un mio livido”(Genesi 4,23-24)…

Allora qual’è il progresso nella “legge del taglione”? L’aver introdotto un limite a questa violenza, cioè la vendetta doveva essere pari all’offesa, per questo: “occhio per occhio, dente per dente”.
La frase che Gesù ha citato è presa dal libro del Deuteronomio, alla fine del capitolo 19 (Dt.19,21) dove è detto: “il tuo occhio non avrà compassione: vita per vita, occhio per occhio, dente per dente, mano per mano, piede per piede”.
É chiaro che queste dure parole non lasciano trasparire alcuna compassione ma ciò che vogliono realmente dire è che bisogna far pagare al colpevole per il danno che ha fatto e non di più...certo neanche di meno...

Ecco Gesù prende le distanze da tutto questo: “ma io vi dico”:...”di non opporvi al malvagio, anzi se uno ti da uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l’altra”…
Per capire bene cosa vuol dirci qui Gesù dobbiamo ricordare che l’unica volta che Gesù ha ricevuto uno schiaffo, si è guardato bene dal porgere l’altra guancia...(Giovanni 18,19).
Alla guardia che lo ha schiaffeggiato Gesù dice: “Se ho sbagliato, dimostrami che ho sbagliato, se non ho sbagliato, allora perché questa violenza?
Cosa significa quindi questa affermazione di Gesù?: non è un invito ad essere passivi quando si riceve del male...ma ad essere buoni fino in fondo!
In che senso? Avere la capacità in quelle circostanze, di disinnescare il male...”disinnesca la rabbia e l’aggressività dell’altro con la tua bontà!”. Il senso profondo è spezzare il circolo del male, della violenza, di disarmare l’altro quando è accecato dalla rabbia…
Continua Gesù: “e a chi ti vuol portare in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello”
Con questa immagine cosa vuol raffigurare Gesù? Una persona prepotente...che ti vuole togliere tutto, anche quello che ti è essenziale per vivere. Potremmo dire oggi “che ti vuol lasciare in mutande”
Ecco questo raffigura il mantello, ciò che è essenziale per ripararsi dal freddo della notte. ...ebbene Gesù ci dice di lasciagli anche il mantello, cioè anche quello che nemmeno il più prepotente potrebbe toglierci, “lui si impaccerà con la tua tunica e il tuo mantello e tu sarai più libero!”

Gesù ci sta indicando di avere e mettere in atto questa piena libertà che consiste nel disinnescare l’aggressività e la rabbia degli altri…
Anche qui, come in molte altre sue parole, Gesù si mostra profondo conoscitore dell’animo umano…

Torniamo al testo, “e se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due!”
Qui Gesù si riferisce alle leggi di occupazione del tempo, cioè alle leggi romane, che imponevano esercizi forzati alle persone, come sarà per Simone di Cirene, obbligato dai soldati romani a portare la croce di Gesù (Mt.27:32; Mc.15:21; Lc. 23:26).
Ecco...“Fanne con lui due”..anche con questa immagine Gesù ci vuol dire: “disarma con il tuo amore l’aggressività e la violenza che ti viene fatta” Perché?
Perché se all’aggressività rispondi con altra aggressività...questa cresce, abbiamo visto la scorsa domenica, ai vv.21-22 cosa capita alimentando il circolo della violenza...si passa prima all’insulto “stupido!” e poi a rinnegare l’altro o l’altra, a tagliare ogni relazione con chi riteniamo ci abbia offeso...e questo è molto grave per Gesù, che ci dice “attenzione! Se rovini le tue relazioni, rinnegando gli altri, stai buttando la tua vita nel fuoco della Genna, cioè l’immondezzaio di Gerusalemme”!

Poi Gesù da una indicazione molto chiara per chi vuole seguirlo come discepolo e discepola...per la comunità cristiana... che per Gesù deve essere realizzazione del regno di Dio:
Da a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle”!
In che senso? Ricordiamo, la comunità di discepoli è per Gesù quella che ha accolto le beatitudini...qui il riferimento è alla prima: Avanti i poveri! Cioè dobbiamo condividere!
Quindi Gesù invita ad avere questa attenzione verso il bisognoso, senza fare calcoli...

Torniamo al testo e leggiamo la sesta e ultima pietra...
Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”…
Qui dobbiamo capire bene cosa ci sta dicendo il testo...Cioè al precetto di amare il prossimo segue quello di odiare il tuo nemico...perché Gesù sta accostando questi opposti?
L’amore per il prossimo è un precetto del Levitico (19:18)...non è un caso che è scritto “amerai il tuo prossimo”...se ci riflettiamo capiamo che qui all’amore viene posto un limite..perché ha dei confini precisi...cioè arriva fino a dove arriva il concetto di “prossimo”….
Ed è così che viene inteso spesso anche oggi...”io amo il mio prossimo”, cioè i miei familiari, la mia cerchia di amici più stretti, se vogliamo allargare un po’, i miei concittadini, la mia Nazione..ma non di più...
Possiamo dire che Gesù è andato oltre anche questo precetto, non ci ha insegnato solo ad amare il prossimo come noi stessi...ma in molte sue parole ci esorta, come nel racconto del buon samaritano (Lc.10-25-37), ad essere il prossimo per gli altri...ci chiede di interrogarci: “di chi sono io il prossimo?”

e odierai il tuo nemico...”
Ecco l’odio del nemico era un concetto ben presente in Israele e veniva spesso giustificato da un punto di vista teologico attraverso il concetto dell’odio di Dio nei confronti del peccato e dei peccatori…
basti pensare, per esempio, al salmo 139:
(21) SIGNORE, non odio forse quelli che ti odiano? E non detesto quelli che insorgono contro di te?
(22) Io li odio di un odio perfetto;
cioè li considero miei nemici...ci sembra strano trovare questo in una preghiera…ma per noi deve suonare come un avvertimento: cioè è proprio di questo odio sorretto dalla religione, che dobbiamo dubitare, quando quest’odio si legittima con una presunta origine divina…
Un noto teologo ha detto “mai si odia con tanto gusto come quando si odia in nome di Dio”...perché ci si sente giustificati, legittimati ad odiare!
Ecco noi dobbiamo imparare a porre attenzione a questi precetti, anche quando ci vengono dalla religione...a volte anche la Scrittura, che certo è Parola di Dio ma è scritta con parole umane, e queste lasciano il loro segno….
Dobbiamo imparare a discernere il Padre di Gesù dal dio delle religioni, delle ideologie, dei nazionalismi,...e per discernere non dobbiamo far altro che metterci in ascolto e prendere molto sul serio le parole che anche oggi Gesù ci rivolge:
Ma io vi dico”….che la nuova relazione che dobbiamo avere con Dio e con i fratelli è “amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano”…
Ecco, la parola usata dall’evangelista per dirci di questo amore, ci descrive proprio un amore disinteressato...non un amore da cui ci si aspetta qualcosa in cambio! La parola che consociamo bene, è agape! Cioè un amore che non dipende dalla risposta dell’altro, un amore che non guarda il merito...ma un amore che risponde, all’interno della comunità cristiana ma anche al di fuori, al bisogno dell’altro e dell’altra!
Ecco il cuore della legge per Gesù, l’agape capace di trasformare il precetto legalistico in legge del Cuore….ecco la luce dell’Evangelo di oggi...
Gesù ci esorta a superare i limiti e i confini dell’amore che non deve essere solo per il nostro più prossimo ma deve includere addirittura anche i nemici!

Quindi, come abbiamo visto, amore e preghiera per tutti, anche per i nemici…cioè per i nostri persecutori...
Perché?
Per essere figli di Dio, ci dice Gesù…
Ecco qui è importante soffermarci sull’uso di questo termine...figlio, nella cultura ebraica del tempo, non significa soltanto colui che è nato da qualcuno ma colui che gli assomiglia nel comportamento!
Quindi il senso profondo di quello che ci sta dicendo Gesù è “fate del vostro amore dono e preghiera per cercare, attraverso il vostro comportamento di essere testimoni di Dio”! Potremmo dire, con le parole di John Wesley: “essere specchio dell’amore di Dio in Cristo, per cercare di far riscoprire all’altro e all’altra, l’immagine di Dio che ognuno ha dentro di se”...certo una immagine corrotta, incompleta...corrotta dalla distanza che creiamo tra noi e Dio con tutte le nostre mancanze...che ci fanno ripiegare su noi stessi...Wesley usa il termine “scardinati” da Dio. Nonostante questo una immagina di Dio in noi è presente e può, una volta riscoperta, spalancarci le porte a una vita nuova, con un senso nuovo nella direzione annunciata qui da Gesù...

Ma torniamo al testo. Gesù, quindi, dopo averci detto come vorrebbe che fosse l’umanità dell’uomo, ci rivela anche qualcosa di Dio…
Leggiamo al v.45: “egli, cioè Dio, fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti”….
Qui Gesù contesta la teologia del tempo...il Dio che ci rivela non è il Dio che premia i buoni e castiga i cattivi...questo è forse il Dio che anche noi a volte vorremmo…
è, invece, un Dio d’amore, di agape...cioè un Dio che dona a tutti il proprio amore, indipendentemente dalla propria condotta..ecco cosa significa che fa sorgere il suo sole sui buoni e sui cattivi...altrimenti Gesù ci avrebbe confermato che Dio fa sorgere il suo sole solo su chi lo merita!O su chi vuole lui!
No! Il suo sole sorge su tutti quelli che hanno bisogno! É proposta di vita per tutti e tutte!
E si, lo sappiamo è la giustizia di Dio ad essere diversa...i suoi pensieri non sono i nostri pensieri e le sue vie non sono le nostre vie…ci dice Isaia.
Come possiamo vedere nella parabola dei lavoratori della vigna...la sua giustizia non è retributiva...non ci darà quanto meritiamo...”hai lavorato molto nella sua Vigna e ti senti primo davanti a Lui? Bene, resti primo! Hai lavorato poco, un’ora sola? Bene lo stesso, Dio ti fa diventare lo stesso primo! Perché Dio guarda al nostro grande bisogno...e se non è agape questo…

Ecco Dio ci ama non per i nostri meriti ma per i nostri bisogni...questo è un ulteriore significato del la legge del Cuore di Gesù…

Avviamoci alla conclusione, Gesù, al v.46 ci dice: “infatti se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani?”
Cerchiamo di capire..i pubblicani erano le persone ritenute trasgressori di tutti i comandamenti, quindi i più lontani da Dio….
E se date il saluto solo ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani”
Quindi Gesù qui cita pubblicani e pagani, le due categorie ritenute più lontane da Dio...e anche loro sono capaci di salutare chi li saluta e di amare chi li ama..
Quindi che c’è di straordinario in questo?
Il testo si conclude con una affermazione che ci spiazza, che ci interroga profondamente...che ci provoca smarrimento: “siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste”.

Qui dobbiamo capire bene...come possiamo noi essere perfetti come Dio? Impossibile! E infatti Gesù non ci sta dicendo questo…
Ormai lo abbiamo capito, alla luce di tutto quello che ci ha voluto insegnare: Gesù ci sta dicendo che essere perfetti significa vivere una vita piena, completa…che per noi può essere solo guardare a Cristo con gli occhi della fede che ci unisce a Lui e alle pietre che ha lanciato nello stagno del legalismo: le pietre del perdono, dell’impegno nelle relazioni, dell’attenzione e della cura della persona amata, della sincerità, della libertà e dell’agape verso tutti.
Ecco le sei pietre, ruvide, inesorabili, puntuali, su cui costruire la nostra legge del Cuore, che è il cuore della legge di Cristo.

Amen




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